Nello Spazio Moby Dick a Catania, il 30 e 31 luglio, in scena “Il Rosario” di Federico De Roberto, regia di Giovanni Calabretta

Oggi, sabato 30 e domenica 31 luglio, alle ore 20,30, nello Spazio Moby Dick, in via Asilo S. Agata 35, a Catania, verrà rappresentato lo spettacolo teatrale “Il Rosario” di Federico De Roberto, prodotto dall’associazione culturale Hupokritès. L’adattamento registico di Giovanni Calabretta, in bilico tra naturalismo e una contemporaneità offerta anche dalle suggestioni della voce fuori campo di Rita Marta Massaro e i suoni di Fabio Grasso, vede in scena Simona Scuderi, Elena Gloria Ragaglia, Gabriella Rodia, Agata Giuffrida, Adriana Lo Castro.

In una sicilianità atemporale e dai contorni arcaici dove il suono dell’antico mantram del Rosario è scandito dai ritmi del conflitto, della paura, della sottomissione e dal finto sentimento religioso, dove lo spazio per la preghiera, ormai mutata in un’abitudine inaridita, diventa la sola occasione di colloquio, “… bella abitudine di tenere conversazione mentre si prega! Gran profitto ha da fare all’anima il Rosario recitato a quel modo!…”, nonché lo spazio per l’esercizio di un antico ed empio potere nobiliare. E’ in questa cornice che si snoda il dramma di tre sorelle e della loro madre, una baronessa autoritaria, i cui desideri sono stati repressi da una vita di catene “…vi ha tenute in un pugno di ferro […] e voi zitte…” , una vita ovattata che ha precluso qualsiasi forma di scelta e di arbitrio “…ma che possiamo fare, senza il permesso della mamma…”, anche quando la scelta sarebbe stata un sostegno per chi, sette anni prima, l’arbitrio di rompere con tali catene ha saputo e voluto compierlo, pagandone poi lo scotto della povertà, della diseredazione e di non essere più considerata in vita proprio per essersi dimostrata una persona viva. Tale fio nasce dall’orgoglio cieco e pietrificato di una nobildonna, ma di malarazza, che mostrandosi incapace di perdonare, esalta invece, ipocritamente, ma forse volutamente, l’alto valore del perdono in un emblematico finale: “perdonate i nostri peccati, come perdoniamo i nostri nemici”.

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