Al “Verga” di Catania, fino al 4 dicembre, per lo “Stabile” etneo, fantasia, estro, realtà e finzione con “I racconti della peste” di Mario Vargas Llosa

Gli interpreti in scena (Foto Antonio Parrinello)

Sia pur nella sua complessità e nella sua corposa durata (oltre due ore), lo spettacolo in due atti “I racconti della peste” del Premio Nobel per la letteratura nel 2010, lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, alla prima teatrale alla sala Verga di Catania, per la stagione di prosa 2022/2023 del Teatro Stabile di Catania, risulta opera di grande raffinatezza, messa in scena con intelligenza e professionalità dal giovane regista Carlo Sciaccaluga, attraverso una intrigante scenografia, per la produzione dello Stabile di Catania e del Teatro Nazionale di Genova.

Autore, regista ed interpreti – Ph. Antonio Parrinello

Il maestro Vargas Llosa, che ha assistito alla prima catanese e che ha ricevuto dall’amministrazione comunale l’Elefantino d’argento, è stato protagonista di un illuminante incontro con il pubblico- moderato dal direttore Luca De Fusco – e si è confrontato con gli spettatori sottolineando della sua opera proprio il gioco della finzione, quella magia di inventarsi, di raccontare per esorcizzare, per allontanare, la paura della fine, delle pandemie, della guerra, della crisi economica e per addolcire, mitigare, ingannare la realtà. Sono proprio questi aspetti che si ritrovano ne “I racconti della peste”, pièce scritta da Vargas Llosa nel 2015 ispirandosi al “Decamerone” di Giovanni Boccaccio, con la traduzione di Valerio Nardoni e che nei due atti, in scena sino al 4 dicembre al “Verga”, vedono protagonisti cinque personaggi tre uomini, tra cui lo stesso Boccaccio e due donne, a Firenze, al tempo della Peste Nera del 1348 e che, allo stesso modo del Decamerone, si rifugiano in una villa in campagna per sfuggire ad una spaventosa realtà, per sopravvivere al contagio ed iniziano a lasciarsi travolgere dalla fantasia, a raccontare storie, creando così un mondo parallelo.

Una scena – Foto Antonio Parrinello

Le due coppie (il duca Ugolino con Aminta contessa di Santa Croce e Filomena e Panfilo) con lo stesso Boccaccio, iniziano un vero e proprio viaggio nella fantasia e nel tempo, intrecciando storie miste a sogni, per tenere mentalmente lontano ciò che sta accadendo nella realtà, fuori dalle mura della villa. Vengono fuori, quindi, delle narrazioni ricche di estro creativo, di buffe fantasie, tragiche, d’amore, di violenza e di ingenuo erotismo. Boccaccio e Vargas Llosa accompagnano lo spettatore in una realtà dove il racconto è condiviso, creando un mondo nuovo, dove la peste, forse, non esiste più. Alla fine, poi, Boccaccio ed i suoi quattro ospiti escono indenni dalla villa, ritrovandosi nel mondo reale dove non c’è più la pandemia e possono quindi – con un messaggio positivo e di speranza – tornare a vivere.

L’imponente scenografia – Foto Antonio Parrinello

Lo spettacolo, in scena al “Verga”, in prima nazionale, è davvero imponente e conquista il pubblico oltre che per la sua intrigante e particolare storia – ricca di rimandi e significati e per il suo linguaggio – soprattutto per brillante regia di Carlo Sciaccaluga, per un cast davvero all’altezza della situazione, per le originali musiche di Andrea Nicolini e per la superba scenografia di Anna Varaldo, che cura anche i costumi (una sorta di astronave – supportata dal gioco luci di Gaetano La Mela – formata da una pedana circolare ruotante che indirizza verso l’alto lo stesso disegno con led fosforescenti a giro, i cui raggi diretti verso il basso danno l’impressione di chiudere la struttura ed attorno svariati elementi in disuso, abbandonati, simboli del degrado e che vengono anche utilizzati dagli interpreti nei loro racconti).

Applausi finali per gli interpreti

Lavoro, ripeto, che nelle sue oltre due ore di durata, appare un pò ingessato e poco comprensibile nel primo atto, ma poi diventa estremamente scorrevole e facilmente assimilabile, per le sue intuizioni e la sua credibile narrazione, nel secondo atto ed il merito è soprattutto dei cinque interpreti che riescono a disimpegnarsi ottimamente nei loro ruoli. Angelo Tosto è un convincente, maturo e complesso duca Ugolino, Barbara Gallo è una passionale, straordinaria, Aminta contessa di Santa Croce mentre Roberto Serpi è il coinvolgente Giovanni Boccaccio e Valerio Santi e Giorgia Coco rappresentano con estrema passione e forza vitale i ruoli di Panfilo e Filomena. Pubblico incantato dalla scrittura, dalla parola dell’autore Mario Vargas Llosa, dalla regia di Carlo Sciaccaluga, dal sontuoso impianto scenografico di Anna Varaldo, da un cast di grande caratura ed alla fine applausi reiterati e convinti per tutta l’operazione prodotta da “Stabile” di Catania e Teatro Nazionale di Genova. Spettacolo da non perdere ed ancora in replica, al “Verga”, sino a domenica 4 dicembre.

Scheda

I racconti della peste

di Mario Vargas Llosa

“© Mario Vargas Llosa, 2015”

Traduzione Valerio Nardoni – Edizioni Passigli

Con Angelo Tosto, Roberto Serpi, Barbara Gallo, Giorgia Coco, Valerio Santi

Regia di Carlo Sciaccaluga

Scene e costumi di Anna Varaldo

Musiche originali di Andrea Nicolini

Luci di Gaetano La Mela

Produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Nazionale di Genova

Stagione Teatro Stabile di Catania – Sala Verga — 22 novembre/4 dicembre 2022

Foto di Antonio Parrinello

di Maurizio Sesto Giordano 699 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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