A “L’Istrione” di Catania l’edizione essenziale e contemporanea di Valerio Santi de “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello

Valerio Santi e Concetto Venti - Foto Giovanna Mangiù

Valerio Santi, con coraggio e padronanza, ha proposto, dal 16 al 18 dicembre, al Teatro L’Istrione di Catania, in via Federico De Roberto 11, come secondo appuntamento della rassegna “Aria Nuova”, l’atto unico di Luigi Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca”, scritto nel 1922 e tratto da una novella intitolata “La morte addosso”. Con una regia asciutta e scorrevole, il regista ed interprete Valerio Santi (nel ruolo del titolo), supportato in scena da Concetto Venti – nei panni di un semplice e disorientato avventore – ha portato in scena, in circa sessanta minuti, alcune tra le tematiche più attuali e coinvolgenti dell’autore girgentano, ovvero l’incomunicabilità e la relatività della realtà. Il quotidiano, infatti, tanto banale per qualcuno, acquista agli occhi di chi sia vicino alla morte ben altra valenza mentre l’incomunicabilità tra gli uomini deriva dal capovolgimento dell’ottica in cui ognuno si pone. Ogni uomo si costruisce una propria realtà e una propria verità che non sono comunicabili e ciò condanna l’uomo ad essere incompreso e solo.

Luigi Pirandello

L’edizione e l’adattamento di Valerio Santi – con un taglio contemporaneo e che predilige ambientare il dramma in una ben strutturata toilette di una vecchia stazione ferroviaria, in una serata piovosa ed umida – da più libertà, più risalto, alla personalità, ai silenzi ed alle motivazioni dell’avventore, spesso personaggio secondario. La vicenda si basa sul colloquio fra un uomo che sapendo di essere condannato a morire a breve, medita sulla vita con urgenza appassionata e un avventore che, come tanti, vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte.

Nei suoi intensi ed a tratti strazianti momenti, la pièce racconta la frenesia e l’angoscia di un pover uomo che si aggrappa alla banalità del quotidiano, spiando i suoi simili, gli avventori, i commessi, per cercare di rintracciare una superiorità della vita sulla morte. Ed il dialogo tra i due protagonisti in scena, collocati in quell’angusto bagno della stazione, tra pacchetti, sigarette e riflessioni ad alta voce, si basa su argomenti legati alla quotidianità: l’aver perso il treno per un minimo ritardo, gli acquisti a cui gli uomini sono incaricati dalle mogli in villeggiatura, l’arte di confezionare i pacchetti da parte dei commessi dei negozi. Via via dal dialogo banale emerge il dramma quando uno dei due protagonisti rivela al suo occasionale interlocutore, una terribile verità, ossia che ha scoperto di essere affetto da un epitelioma, un tumore della bocca, un male che lo condanna a morte nel giro di pochi mesi. Grazie alla fine scrittura di Pirandello l’uomo descrive con minuzia di particolari, questo suo male dal nome dolce che ben si adatterebbe ad un fiore, ma invece è solo un fiore maligno che orna il suo labbro e che lo costringe a pochi mesi di vita. L’uomo spiega come la sua condizione lo spinga al bisogno di penetrare nella vita degli altri cercando di ricostruirne il modo di essere, non delle persone che già conosce, ma solo degli sconosciuti, di cui egli osserva con pignoleria ogni particolare per cercare di comprendere la natura di essere persona. Egli sfugge anche alla moglie che lo segue nell’ombra nel tentativo di potergli stare vicino, m luomo la vuole invece allontanare da sé perché rappresenta tutte quelle cose da cui si vuole staccare per non restarne vittima: il passato, i ricordi e la vita stessa.

Concetto Venti e Valerio Santi (Ph. Giovanna Mangiù)

Alla fine l’uomo dal fiore in bocca si congeda dall’avventore con una raccomandazione, ovvero che, arrivato a destinazione, uscendo della stazione colga un “cespuglietto di erba su la proda, ne conti i fili per me…Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. Buona notte caro signore“.

Una edizione essenziale, contemporanea, quella proposta da Valerio Santi al Teatro L’Istrione, che si avvale di un funzionale impianto scenografico dello stesso Santi e di un gioco luci curato da Dario Lanza. Ben resi in scena da Concetto Venti (l’avventore) e Valerio Santi (L’uomo dal fiore in bocca) i due protagonisti che riescono a esprimere ed a comunicare al pubblico in sala i messaggi universali che ancora oggi ci ricorda l’autore. Applausi convinti degli spettatori alla fine per un lavoro rigoroso ed elegante.

di Maurizio Sesto Giordano 698 articoli
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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