Caro benzina e sciopero, il caos si alimenta…

Caro benzina

I benzinai hanno annunciato uno sciopero per tutelare la loro immagine. Ritengono sia infangata dalle critiche sui prezzi alla pompa, schizzati dopo il reintegro delle accise che erano state sospese dal precedente governo. Spesso lo sciopero viene usato a sproposito e crediamo sia così anche in questo caso: contro chi parla male di te in genere, se ci sono gli estremi, si fa ricorso al tribunale e/o ci si confronta a livello mediatico, ma creare disagi per tutti i tuoi clienti e per i consumatori in generale, sembra come darsi una martellata in testa.
Non ci stupiamo più di tanto visto il totale impazzimento che in materia, e non solo, si sta manifestando. I responsabili dei prezzi aumentati (il governo) attaccano i commercianti del settore che, però, non potrebbero fare altrimenti visto che hanno “pari pari” aggiunto le accise ai prezzi precedenti di vendita. Ovviamente c’è anche speculazione, ma in un mercato libero è impossibile che non ci sia: è il prezzo da pagare per l’economia di mercato e, tutto sommato, è un fenomeno marginale.

Preoccupano le menzogne. Quelle che se fossimo in Usa farebbero cadere qualunque amministrazione, ma siamo in Italia. Il governo sostiene di non aver mai preso impegno a ridimensionare le accise, ma non è vero visto che c’è scritto nel loro programma elettorale; il governo dice che ha dovuto scegliere, viste le risorse limitate, tra bollette e benzina, ma non è vero visto che le risorse per aiutare le squadre di calcio le hanno trovate; etc etc.

Crediamo che il governo non abbia chiare quali siano le priorità e, soprattutto, che le stesse non vadano cercate in base alla quantità di consensi elettorali che ne scaturirebbero.
Questo è il risultato di quello che viene chiamato “governo politico”… cioé: che deve sempre cercare il consenso. Mentre il tanto vituperato governo tecnico precedente aveva il “difetto” di affrontare i problemi e risolverli, senza farsi tanti pensieri se le decisioni avrebbero potuto influire sul proprio consenso elettorale. Tutta qui la differenza.

Vincenzo Donvito Maxia – Aduc

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