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Sabato 29 e domenica 30 giugno alle 20,45 al Palazzo della Cultura è previsto “Peer Gynt” il capolavoro di Henrik Ibsen, in forma di concerto sinfonico-corale, raramente presentato in versione integrale, con le musiche di scena composte da Edvard Grieg. L’iniziativa è una coproduzione tra il Teatro Massimo Bellini e il Teatro Stabile di Catania. Il Teatro Massimo Bellini si assume la parte musicale, il Teatro Stabile di Catania partecipa con la cura dell’allestimento e i propri attori che danno vita ad un’ampia selezione della creazione ibseniana.  Un bellissimo dialogo tra arte drammatica e musica sinfonico-corale, che prenderà vita in forma oratoriale con parti recitate e cantate in italiano, seguendo la riduzione drammaturgica di Sergio Sablich con alcune integrazioni del dramma originale e la versione ritmica italiana di Sirio Scacchetti.

Il cast vanta nomi di chiara fama. Sul podio il direttore ospite principale del Teatro Bellini, Vitali Alekseenok; la regia è di Alessandro Idonea.  L’esecuzione della partitura vedrà  in campo le formazioni artistiche dell’ente lirico etneo, Orchestra e Coro, quest’ultimo istruito da Luigi Petrozziello; soprano solista  Marily Santoro con i soprani Martina Licari, Patrizia La Sala, Piera Bivona. La folta schiera delle voci recitanti annovera Rita Abela, Giorgia Boscarino, Franz Cantalupo, Pietro Casano, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Rita Fuoco Salonia. Le luci sono di Gaetano La Mela. L’obiettivo dell’operazione condotta dal Bellini e dallo Stabile è di  esaltare il significato profondo dell’opera siglata da Ibsen e Grieg.

Peer Gynt è un personaggio che emana un fascino ambiguo, in cui si fondono i tratti caratteriali del “puro folle” Parsifal e la determinazione di Ulisse di perseguire la conoscenza. L’umana odissea delle storie picaresche si riconfigura nel solco del folklore nordico, fiabesco e mitologico. All’inizio giovane e scanzonato visionario, Peer sogna ad occhi aperti  attraversando un’esistenza errabonda, ora gratificata ora offesa  dal destino. Bugiardo e  incantatore, manipola  la madre Åse con il racconto immaginario delle proprie imprese; dongiovanni impenitente seduce donne all’altare e schiave esotiche, infrangendo la dimensione spazio-temporale per trascorrere dai fiordi e dai boschi nordici  al deserto egizio e al mare marocchino e le coste del Marocco. Una ricerca che sarebbe dannazione se su di lui non vegliasse l’amore della fedele Solvejg, che lo salverà raccogliendone l’ultimo respiro e confermando il proprio amore  ad un eterno ragazzo, giunto alla fine di un immaginifico Bildungsroman.

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