“I catanesi e la festa di S. Agata” è stato il tema dell'incontro, organizzato dal Rotary Club Catania ovest, che ha avuto come relatori i prof. Antonino Blandini, giornalista e cultore di storia patria, don Massimiliano Parisi, rettore della chiesa dell'ex Badia di Sant'Agata e della chiesa San Nicolò al Borgo, il dott. Francesco Marano, presidente del Comitato per la festa di S. Agata. Ha moderato gli interventi il notaio dott. Carlo Zimbone, presidente del Club e segretario del predetto Comitato. Blandini ha compiuto un rapido ma ampio excursus del millenario culto locale agatino con riferimento agli antichi pellegrinaggi alle due basiliche cimiteriali dei martiri cristiani di via Dottor Consoli (la paleocristiana dell'inizio del IV secolo e la bizantina del VI secolo, in relazione alla celebre epigrafe sepolcrale di Julia Florentina), alla fastosa e grandiosa processione votiva detta della Luminaria (o del Cereo, oggi dell'offerta della cera) che ha dato origine alle caratteristiche candelore che sfilavano solo la mattina del 3 febbraio (l'indomani della festa liturgica della Purificazione della Madonna o della Candelora, caratteristica della Chiesa d'Oriente e d'Occidente), al “giro esterno” penitenziale della vara di S. Agata portata a spalla il 4 febbraio attorno alle mura urbiche in segno di protezione, alle varie feste agatine istituite lungo i secoli dall'antico Senato del popolo catanese, in devoto segno di collettiva riconoscenza verso l'amata verginella protomartire concittadina, alla scomparsa usanza dei “giovani cantanti” e degli spettacolari fuochi d'artificio della sera del 3 febbraio che avevano il dolce compito di “svegliare” Sant'Agata, in attesa della sospirata uscita del busto reliquiario e dello scrigno delle reliquie dal sacello, la “cameretta-custodia”, nella Cappella del tesoro di Sant'Agata in Cattedrale. Padre Parisi, che riveste anche il delicato incarico di segretario arcivescovile e di coordinatore della segreteria della visita pastorale dell'arcivescovo metropolita mons. Salvatore Gristina, ha focalizzato l'attenzione dei presenti sulla religiosità o pietà popolare da circa dieci ani a livello diocesano meglio studiata, purificata e considerata con rispetto nei confronti dei festeggiamenti agatini sempre più legati alla grande venerazione del preziosissimo semibusto reliquiario della Santa Patrona bisognevole di appropriati restauri trattandosi di un'opera d'arte d'inestimabile valore, unica al mondo. La pietà popolare è un elemento portante e ricco di valori della fede cristiana e della devozione personale e comunitaria del popolo di Dio. Con riferimento all'Esortazione post sinodale “Evangelii Nuntiandi” del 1975 del Beato Paolo VI sul tema dell'evangelizzazione, il relatore ha evidenziato come la pietà popolare debba essere ben orientata soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, perché manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere, rende capaci di generosità e di sacrificio fino all'eroismo, quando si tratta di manifestare la fede, genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione, carità. Marano ha avuto il compito istituzionale di illustrare con dovizia di particolari e in modo documentato gli impegnativi e numerosi compiti svolti da poco più di un anno dal Comitato che presiede in perfetta e feconda sinergia con i colleghi di lavoro, parimenti consapevoli ed entusiasti, che hanno varato il secondo programma dei festeggiamenti ricco di iniziative manifestazioni culturali, sociali e sportive che si affiancano alle importanti centrali celebrazioni eminentemente liturgiche che continuano a scorrere sullo storico solco delle nostre consolidate tradizioni agatine che per tanti anni e con tanto impegno il precedente presidente, il gr.uff. Luigi Maina, ha magistralmente rivalutato nel loro profondo significato di identità civica e religiosa. Sono stati passati in rassegna alcuni dei più importanti punti nodali della sicurezza pubblica, dell'ordinamento-funzionamento delle candelore, della legalità, del significato promozionale e sociale che ha l'esatta conoscenza dell'importanza della nostra festa patronale, la terza per grandiosità e affluenza di popolo attualmente operante nel mondo. Sollecitati dalla rilevanza degli argomenti trattati sono intervenuti, infine, diversi soci tra i quali gli latri componenti del Comitato -avv. Giuseppe Barletta, prof. Maria Teresa Di Blasi, dott. Domenico Percolla, dott. Roberto Giordano, dott. Filippo Donzuso. Una interessante testimonianza ha offerto la dott. Natalia Di Bartolo, nipote del celebre incisore catanese Francesco.





















