In circa 70’ racconta della Catania vulcanica, debole ed aggressiva, immobile e pulsante degli anni Settanta, attraverso un personaggio rappresentativo di quegli anni come Gerry Garozzo, giovane diverso alle prese con una città bella e spietata e con il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo, del travestitismo, folgorato dal mito di Marc Bolan, l’astro nascente del glam rock inglese. Con il desiderio di vincere il provincialismo, di affermarsi a Milano, a Londra, all’insegna di quella trasgressione e diversità nella sua città mai compresa e relegata nei bassi di un quartiere a luci rosse. Stiamo parlando dell’atto unico “Glam City” tratto dall’omonimo romanzo, pubblicato da Avagliano Editore nel 2014, del giornalista e scrittore Domenico Trischitta, curato da SenzaMisuraTeatro e Progetto S.E.T.A. e proposto lo scorso fine settimana al Teatro Erwin Piscator di Catania, nell’ambito della rassegna “Scene Contemporanee 2017”. [caption id="attachment_34836" align="alignright" width="486"]

Laviano in scena (Ph. Gianluigi Primaverile) [/caption] La pièce - in prima assoluta - facendo leva sulle pulsioni del protagonista, sulla voglia di emergere e di ribellarsi o annegare in una Catania, santa e puttana, generosa e spietata, nera come la lava, racconta la parabola esistenziale, dal sogno alla fine, del giovane diverso e catanese Gerry Garozzo (realmente esistito e che ha ispirato l’autore), grazie alla scrittura scorrevole, cruda ed assolutamente realistica di Domenico Trischitta, ma soprattutto grazie alla camaleontica ed edificante interpretazione di Silvio Laviano (attore di notevole tempra e che cura nei minimi particolari il personaggio). La regia di Nicola Alberto Orofino è originale e mostra, attraverso il personaggio di Gerry che combatte ed insegue le sue ambizioni, il volto di una città ricca di contraddizioni e che, negli anni Settanta, così come oggi, vive il suo solito quotidiano illudendosi di crescere, di evolversi, cercando disperatamente un riscatto. [caption id="attachment_34839" align="alignleft" width="440"]

Particolare della scena (Ph. Gianluigi Primaverile) [/caption] Introdotto da un prologo - con la voce guida di Pippo Fava che parla di Catania, del suo futuro e delle caratteristiche dei catanesi - lo spettacolo presenta al pubblico, a tratti spiazzato, entusiasmato da cotanta cruda realtà, una scena, di Vincenzo La Mendola, rivestita interamente di plastica nera, come lava e come sacco di spazzatura, che si trasforma poi in palco, in strada, in isola e con al centro una piccola pedana in legno dove racconta la sua vita, le sue ambizioni, i suo sogni, la sua voglia di affermarsi, il trasformista Gerry Garozzo in una città che non lo accetta, in un mondo, in una dimensione, di sogni frustati, fino alla fine quando, falliti i suoi ideali, i suoi progetti di vita, si ritrova a morire- in una ideale crocifissione-, nella sua frenetica e schizofrenica Catania, lasciata e ritrovata, non più Glam e invece crocevia, come sempre, di illusioni e speranze, di vanità ed indifferenza, di maschere e volti, di aspirazioni e provincialismo, di tragedia e farsa. [caption id="attachment_34837" align="alignright" width="486"]

Nella foto da sinistra Orofino, Trischitta, Laviano [/caption] Il folgorante monologo che, per certi versi, mette anche troppa carne al fuoco nella rappresentazione e nella valutazione della Catania di ieri e di oggi, evidenzia ancor di più il talento di uno sfinito Silvio Laviano che si cuce straordinariamente addosso il personaggio di Gerry Garozzo, tra la mamma portiere in una palazzina, il mitico Peppe Pernacchia e l’artista glam rock Marc Bolan, le travestite ed i transessuali, il poliziotto omofobo, i bassi di San Berillo, di via delle Finanze, i negozi chic di Corso Italia, i blitz nei locali di Taormina, il triangolo Catania, Milano, Londra, l’illusione della canzone e del travestitismo, i tacchi a spillo, i colori sgargianti, il boa piumato, i lustrini e le paillettes, le parrucche e gli occhiali, i pantaloni in stile anni Settanta. A creare il giusto pathos, l’atmosfera tragicomica, a raccontare con crudezza la vita spericolata e trasgressiva di Gerry, contribuisce poi l’inserimento nella messa in scena di brani evergreen che testimoniano il trascorrere degli anni ed il mutamento della società, ovvero si passa dalle “Mille bolle blu” di Mina a “L’appuntamento” di Ornella Vanoni, dal rock di Bolan allo “Stabat Mater” di Rossini, per poi passare alla “Casta Diva” nella versione della Maria Callas ed all’Inno di Sant’Agata. Un tappeto sonoro che ben si incastra nel contesto di una città che continua ad essere tutto ed il contrario di tutto, mafiosa e nera, femmina e maschia, accogliente e diffidente. Autentico mix di generosità e crudeltà, di bellezza ed orrore, di sensualità e brutalità, ma capace di generare una grande voglia di fare, di vivere, anche attraverso la trasgressione, l’eccesso o l’effimero. [caption id="attachment_34838" align="alignleft" width="500"]

Silvio Laviano (Foto Gianluigi Primaverile) [/caption] La versione teatrale del romanzo “Glam City”, nel mostrare il mondo di speranze, sincero, reale e scabroso del protagonista e le contraddizioni, le bellezze, i limiti di Catania, riscuote i consensi del pubblico che si lascia affascinare della vita trasgressiva e maledetta di Gerry Garozzo e dei suoi miti e sogni. Immediata, comunicativa e scorrevole la regia di Nicola Alberto Orofino e straripannte invece l'interpretazione di Silvio Laviano, abile, durante la pièce, a cambiare registro, a piangere, a ridere, a cantare – in modo semplice – e sempre da mattatore, anche su tacchi alti, interpretando anche ruoli diversi (buttafuori, poliziotto, altri travestiti ecc.). La vita, il percorso esistenziale del personaggio raccontato nello spettacolo di Domenico Trischitta e più che interpretato, vissuto, da Silvio Laviano si svolge per intero all’ombra di via Etnea, di Catania con il suo barocco, la sua lava nera, i suoi millenari vizi ed abitudini. Una città che a parole vuole riscattarsi, vuole cambiare, ma spesso finisce per adagiarsi, sonnolenta, alla sua pigrizia, al suo provincialismo.





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