A Station de Rousses meritata vittoria del giovane Lilian Calmejane, anticipato Gesink e di un po’di più il gruppo dei migliori. Froome sempre in maglia gialla davanti a Thomas ed Aru. Il Tour lascia le pianure per assaggiare un antipasto a base di Giura. In gruppo in tanti non vedevano l’ora di manifestare la loro inquietudine a lungo covata intruppati a mordere il freno. Quel che è ne venuto fuori è stata una tappa combattuta sul filo dei 42 km/h, con un avvio folle che non troverà pace sinchè una cinquantina di uomini non si avvantaggeranno. Si assisterà poi ad un continuo capovolgimento di fronte che troverà la soluzione definitiva sull’ultimo colle di giornata, dal nome impronunciabile, la cui cima si trovava a circa 10 km dall’arrivo. E’ la giovane promessa francese Calmejane a far sua la partita dopo aver a lungo duellato a viso aperto con Van Avermaet, Roche, Barguil , Bakelants e soprattutto Gesink, la crema rimasta fra gli uomini in avanscoperta. Calmejane, già vincitore di una tappa in solitaria alla Vuelta 2016, e capace di sei successi nella stagione in corso, dimostra di non aver alcun timore reverenziale nei confronti di gente dal nome blasonato, risolvendo la partita di forza staccando tutti a cinque chilometri dalla vetta del colle innominabile e resistendo al ritorno di “martello” Gesink, ultimo ad abbassare bandiera bianca. Gli ultimi dieci chilometri, non proprio piatti, riservano l’ultimo brivido al francese che stringendo i denti supera l’impiccio dei crampi per andare a trionfare alla grande. Con la vittoria arriva anche la maglia a pois. Nel gruppo operazioni in mano agi uomini della maglia gialla. Froome spremerà oltre il dovuto uomini come Kwiatkowski ed Henao, per impedire che il tentativo numeroso accumulasse un vantaggio consistente. Forse Froome, visti i suoi intenti comunque generosi che hanno favorito la vittoria di Calmejane , avrebbe potuto risparmiare un po’ di energie dei suoi concedendo qualcosa in più ai fuggitivi. La compagnia al seguito, che ha viaggiato quasi gratis per tutta la frazione, non può che ringraziare.

Il Giura presenta domani il suo piatto forte, la Nantua - Chambery, 181 km e tre colli hors categorie, è uno degli snodi importanti del Tour. Oltre 4000 metri di dislivello, tanti dei quali da superare con pendenze a doppia cifra, giustificano le aspettative e i timori di chi punta al giallo di Parigi. Il Col de la Biche, la Grand Colombiere e Il Monte du Chat sono tre fra le salite più dure dell’intero Tour. Soprattutto il Mont du Chat, con i suoi 9 km al 10%, può costituire un trampolino di lancio per chi pensa in grande. Attenzione, chi ha in mente di muoversi su questo colle sa che per arrivare da soli a Chambery ci vuole un’impresa d’altri tempi. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Esistono però tante vie di mezzo, muovendo gli uomini giusti la tappa può riservare risvolti interessanti. Chi avesse intenzioni serie dovrà cominciare a sondare le forze di Froome & C.. Aru ha già dimostrato che la corazza dell’inglese è perforabile. Gli altri erano lì ed hanno visto che si può fare. Bisogna avere il coraggio di non pensare al piazzamento, bisogna avere il coraggio di pensare in grande.
Turi Barbagallo (Il salotto del Ciclismo)





















