Da qualche anno chi attraversa in via Crociferi l'arco del monastero e dell'acclusa chiesa “San Benedetto” delle claustrali benedettine dell'Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, forse si sarà accorto che sul lato destro, scendendo verso piazza San Francesco da Assisi, si nota una nicchia vuota, priva dell'immagine dell'Immacolata Concezione che appare al serafico frate santo Patrono d'Italia. La tela si trova in un laboratorio che sta procedendo al suo restauro su progetto approvato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali per iniziativa del preside Giuseppe Adernò che ha proposto all'attenzione della cittadinanza l'



La tela si trova in un laboratorio che sta procedendo al suo restauro su progetto approvato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali per iniziativa del preside Giuseppe Adernò che ha proposto all'attenzione della cittadinanza l' Dalle ricerche storiche finora effettuate si evince che quando fu costruito l'arco di via Crociferi nel Settecento degli Ancri Catania c/o Credito Etneo B.C.C.soc. Coop., codice IBAN: IT 89 D 03599 01899 070808500315 E' utile inviare copia di avvenuto versamento ai seguenti indirizzi di posta elettronica: sezione.catania@ancri.it – tel 335/219501 – presidente.catania@ancri.it – tel.349/5608663.
ARCO DEL MONASTERO SAN BENEDETTO IN VIA CROCIFERI L'Arco di San Benedetto in via Crociferi fu costruito, come collegamento fra la parte nuova (badia piccola, autore Giambattista Vaccarini) e la parte antica (badia grande, autore Francesco Battaglia) del fastoso complesso monastico barocco, benedettino femminile di clausura, in occasione della ricostruzione della chiesa e del monastero “San Benedetto” dopo il terremoto dell'11 gennaio 1693, per volere delle poche monache superstiti e del nuovo vescovo di Catania, Andrea Riggio, il cui dinamismo sembrava rasentare la violenza e l'arroganza. L'originaria fondazione del complesso monastico, voluto da Alemanna Lumello e da Rugieri La Matina nel quartiere San Pantaleone (contrada Molino a vento), risaliva al 1334. Quattordici anni dopo le claustrali si trasferirono per pochi anni vicino alla Cattedrale. Nel 1356, ottennero di trasferirsi nei locali di proprietà del conte di Adernò, attigui all'antica chiesa di rito greco “Santo Stefano diacono catanese” (?) poi demolita per ampliare le fabbriche del monastero, nell'area precedentemente occupata dal tempio romano di Esculapio, dio della medicina. Durante l'ultima guerra, si dice che siano andati distrutti i resti archeologici dell'altare e dell'iscrizione greca dalla quale si ricavava che la chiesa Santo Stefano fosse stata eretta da Arcadio il 1 luglio 679. Nell'anno dell'eruzione del 1669, al monastero San Benedetto fu annesso quello di Santa Maria Maddalena, fondato nel 1571 per le donne convertite.



L'Arco di San Benedetto in via Crociferi fu costruito, come collegamento fra la parte nuova (badia piccola, autore Giambattista Vaccarini) e la parte antica (badia grande, autore Francesco Battaglia) del fastoso complesso monastico barocco, benedettino femminile di clausura, in occasione della ricostruzione della chiesa e del monastero “San Benedetto” dopo il terremoto dell'11 gennaio 1693, per volere delle poche monache superstiti e del nuovo vescovo di Catania, Andrea Riggio, il cui dinamismo sembrava rasentare la violenza e l'arroganza. L'originaria fondazione del complesso monastico, voluto da Alemanna Lumello e da Rugieri La Matina nel quartiere San Pantaleone (contrada Molino a vento), risaliva al 1334. Quattordici anni dopo le claustrali si trasferirono per pochi anni vicino alla Cattedrale. Nel 1356, ottennero di trasferirsi nei locali di proprietà del conte di Adernò, attigui all'antica chiesa di rito greco “Santo Stefano diacono catanese” (?) poi demolita per ampliare le fabbriche del monastero, nell'area precedentemente occupata dal tempio romano di Esculapio, dio della medicina. Durante l'ultima guerra, si dice che siano andati distrutti i resti archeologici dell'altare e dell'iscrizione greca dalla quale si ricavava che la chiesa Santo Stefano fosse stata eretta da Arcadio il 1 luglio 679. Nell'anno dell'eruzione del 1669, al monastero San Benedetto fu annesso quello di Santa Maria Maddalena, fondato nel 1571 per le donne convertite. La ricostruzione del monastero San Benedetto, la cui fabbrica era parzialmente sopravvissuta alla catastrofe del 1693, avvenne nello stesso sito e fu causa di un'aspra controversia con il senato catanese per edificare sull'attuale via Crociferi (già E' avvolta nella leggenda, alla quale attingono tutti senza conoscere le fonti della realtà storica, la costruzione dell'arco (la



E' avvolta nella leggenda, alla quale attingono tutti senza conoscere le fonti della realtà storica, la costruzione dell'arco (la Inviso ai governanti per il suo carattere di forte temperamento, deciso nell'azione, irruente, impulsivo, polemico, ostinato, accusato però ingiustamente di incredibili comportamenti, mons. Reggio fu costretto forzatamente a lasciare per sempre Catania nel 1713 e poco prima di fuggire lanciò l'interdetto sulla Cattedrale e su tutta la diocesi. Morì improvvisamente di apoplessia, in Dal lato meridionale, il grand'arco è adornato da due stemmi episcopali (quello lato ponente è del vescovo Riggio). Tra i due stemmi si nota in bassorilievo di pietra calcare l'immagine di San Benedetto con due putti che reggono la mitria abbaziale e il baculo pastorale. Dal lato settentrionale, l'arcone ovale del cavalcavia ha nella sua chiave una lapide con epigrafe in latino che celebra la costruzione dello stesso e la riedificazione del monastero. Lo scritto tradotto così recita: “A Dio Ottimo Massimo. La pietà delle monache vinse la crudeltà del terremoto e quelle case che l'11 gennaio 1693 per la immanità di esso furono distrutte, per l'ardore delle vergini furono riedificate. Questo grande arco è segnale della vittoria che sotto il vessillo di tanto grande Duce della Chiesa don Andrea Riggio e Saladino, vescovo di Catania, di suor Maria Stella Motta, abbadessa, le militanti spose di Cristo riportarono nel costruire questo grande edificio tra le ingiurie del fuoco della lava e del terremoto. L'anno 1704”. Con riferimento al pericolo dei terremoti, il senato della città aveva eletto, nel 1701, San Francesco Borgia, al quale erano intitolati gli attigui collegio e chiesa dei Gesuiti, Antonino Blandini




















