Le notizie sulla vita di Paolo Diacono, monaco e storico, ci giungono quasi esclusivamente dalle sue opere. Discendente dalla nobile famiglia dei Leupichi, che affiancava re Alboino nel passaggio dei Longobardi dalla Pannonia all'Italia, Paolo nacque a Cividale del Friuli, probabilmente nel 720 o forse nel 730, da Warnefrit e da Teudelinda, egli stesso ricorda il fratello Arichi e una sorella monaca. Da Cividale raggiunse Pavia in giovane età per seguire gli studi in quella che allora era la capitale longobarda. Fu educato alla corte longobarda, dove ebbe come maestro un Flaviano, nipote del grammatico Felice, e alla scuola del monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, dove conseguì la carica di docente. Fece parte del clero palatino. Protetto dal re Rachis , stette poi presso il re Astolfo e il re Desiderio che gli affidò l’educazione della figlia Adelperga, che poi accompagnò a Benevento quando andò in sposa al duca Arichi II. Per lei, Paolo nel 763 scrisse un Carmen, A principio saeculorum, che fu la sua prima opera, sulle età del mondo. A lei, verso il 768, offri pure la sua Historia Romana, rielaborando il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio con integrazioni di Girolamo, Paolo Orosio, Jordanes e dell'Origo gentis Romanae. Fermò la storia al tempo di Giustiniano, ovvero al tempo dell'invasione longobarda in Italia. La caduta del regno longobardo nel 774 portò la famiglia di Paolo alla miseria tanto da costringere lui stesso a trovare rifugio nel monastero di Montecassino, dove vestì l’abito di san Benedetto. Tante disgrazie indussero Paolo a chiedere nel 782 a Carlo Magno di essere accolto nella sua corte. Il re lo chiamò e lo nominò maestro accanto all’altro < A questa sua opera rimase legata la fama di Paolo; egli, infatti, che è l’unico storico della sua gente, non rifuggì dal servirsi delle leggende epiche o dei ricordi tradizionali, che vanno dalla partenza alla Scandinavia all'arrivo in Italia. La scrittura di quest’opera impegnò Paolo Diacono per due anni, dal 787 al 789. Per questo suo lavoro utilizzò la Historia del longobardo di origine romanica Secondo di Non (+ 612), l’Editto di Rotari, l’Origo gentis Langobardorum, qualche documento della Chiesa di Aquileia, le biografie del Liber Pontificalis, un catalogo delle province romane e le opere di Gregorio Magno (+604). Non furono senza influsso sulla cultura di Paolo la Storia Naturale di Plinio il Vecchio (+79 d.C.), il commento di Servio a Virgilio (+19 a.C.) la cronaca e le Etimologie di Isidoro di Siviglia (+636), Sesto Giulio Frontino (+104 ca.), Paolo Orosio (+420 ca.) Aurelio Vittore (+390) formarono, insieme con le lettere e con i Dialoghi di Gregorio Magno (+604), i testi agiografici, la cronaca di Beda il Venerabile (+735) e i Gesta Pontificum Romanorum. Con Paolino di Aquileia (+802), Paolo è buon testimonio di quanto potesse l’Italia longobarda nel campo della cultura dell’VIII sec. sì da potere contribuire alla rinascita carolingia. Su richiesta di Carlo Magno raccolse le prediche più celebri del suo tempo, 244 testi, un libro liturgico, Homiliarium, diviso in due stagioni: l'estate e l'inverno. La sua opera arrivò con poche modifiche fino al Concilio Vaticano II. Involontariamente Paolo fu lo stimolo di uno dei progressi più importanti della storia della musica. Infatti nell'XI sec., il monaco dell’abbazia benedettina di Pomposa, Guido d'Arezzo (+1050 ca.) ricavò i nomi dell’esacordo dalla prima strofa dell’inno a San Giovanni Battista <<Ut queant laxis>>: UT queant laxis / REsonare fibris/ MIra gestorum / FAmuli tuorum / SOLve polluti / LAbii reatum, Sancte Iohannes. Paolo, nell’Omelia XLV, In Assumptione, invoca la Vergine Maria, come avvocata, mediatrice e madre della Misericordia: < Ella non rifiuta il suo aiuto a nessuno di coloro che glielo chiedono convenientemente; e per nessuno ella intercede invano presso il Figlio suo. Gioiamo, ripeto, a motivo di lei e veneriamola con degno ossequio e con degne lodi, unitamente alle sante schiere degli angeli; indirizziamo suppliche al suo cospetto insieme a tutti gli abitanti del cielo. Ma come devono essere questi ossequi con i quali possiamo onorare degnamente una così eccelsa Signora? Di certo l'ossequio a lei più gradito consiste nell'imitare la sua vita santissima, nell'amare ciò che anche lei ha amato e nell'evitare ciò che ella ha evitato. Maria gradisce moltissimo una perfetta castità, grazie alla quale lei stessa è apparsa graziosa agli occhi dell'Altissimo....

Ella non rifiuta il suo aiuto a nessuno di coloro che glielo chiedono convenientemente; e per nessuno ella intercede invano presso il Figlio suo. Gioiamo, ripeto, a motivo di lei e veneriamola con degno ossequio e con degne lodi, unitamente alle sante schiere degli angeli; indirizziamo suppliche al suo cospetto insieme a tutti gli abitanti del cielo. Ma come devono essere questi ossequi con i quali possiamo onorare degnamente una così eccelsa Signora? Di certo l'ossequio a lei più gradito consiste nell'imitare la sua vita santissima, nell'amare ciò che anche lei ha amato e nell'evitare ciò che ella ha evitato. Maria gradisce moltissimo una perfetta castità, grazie alla quale lei stessa è apparsa graziosa agli occhi dell'Altissimo.... Anche se fossero terribili le nostre infermità (spirituali), non dobbiamo mai disperare della sua misericordia, purché sappiamo riconoscere al suo cospetto la nostra colpa e chiedere con cuore contrito il suo intervento. Senza dubbio vedremo discendere su di noi il suo aiuto, perché molte sono le sue misericordie, specialmente verso coloro che la invocano. Benedetto sia Dio nella moltitudine delle sue misericordie; lui che nella dimora dei cieli ha stabilito per noi un'avvocata così potente, così misericordiosa e così familiare alla sua maestà>> (Hom. XLV. In Assumptione). Paolo Diacono morì a Montecassino, probabilmente, nel 799. Diac. Sebastiano Mangano















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