Girolamo di Stridone nel suo De viris illustribus scritto nel 392 a Betlemme, così presenta < [caption id="attachment_194580" align="alignleft" width="413"]

Cirillo di Gerusalemme, icona XVII secolo, [/caption] Cirillo, nato a Gerusalemme o nelle sue vicinanze nel 315, ricevette un’ottima formazione letteraria che fu la base della sua cultura ecclesiastica, incentrata sullo studio della Sacra Scrittura. Probabilmente la scelta esistenziale di Cirillo fu monastica, almeno così si suppone dalle Catechesi, che si è concretizzata nel 343 circa con l’ordinazione presbiterale, ricevuta per l’imposizione delle mani di Massimo III di Gerusalemme, che fu vescovo della città di Davide dal 333 al 347 o al 350. Nel 348 fu scelto come successore del vescovo Massimo alla cattedra di Gerusalemme e furono ad ordinarlo vescovo Acacio (+366), influente metropolita di Cesarea di Palestina, filoariano, e Petrofilo di Scitopoli (+359), filo ariano, preferendolo al presbitero Eraclio, che pare fosse stato designato dallo stesso Massimo. Tuttavia, essendo sia Acacio che Petrofilo seguaci delle dottrine di Eusebio di Nicomedia (+ 341), spalleggiatore delle idee eretiche di Ario, l’ordinazione di Cirillo diede luogo a numerosi mormorii malevoli sull’ortodossia e sulla validità della medesima. Tra gli oppositori si trovarono Girolamo di Stridone, che era arrivato a Betlemme nel 386 e vi trascorse il resto della sua vita fino alla morte avvenuta nel 420, e gli storici Socrate Scolastico (+440 ca.) e Sozomeno (+450 ca.) quando < Entrato in contrasto con il metropolita Acacio (+366) per motivi giurisdizionali e dottrinali, Cirillo ebbe parecchio da patire. Essendo la Chiesa di Gerusalemme di origine apostolica, secondo Cirillo avrebbe dovuto godere di una certa preminenza tra le altre sedi episcopali della provincia e di una certa indipendenza dalla metropolia di Cesarea. Ma Cirillo fu duramente osteggiato da Acacio soprattutto anche per questioni dottrinali. Acacio di Cesarea, eusebiano rifiutava perentoriamente le definizioni trinitarie antiariane del Concilio di Nicea del 325, che avevano sancito la generazione e non la creazione del Figlio proclamandolo così consustanziale (ὁμοούσιος) con il Padre. Anche se scettico sul termine ὁμοούσιος, che non era di origine biblica, Cirillo condivideva sostanzialmente la dottrina conciliare fondata sulla Sacra Scrittura. Questo scatenò la reazione di Acacio che lo fece condannare e deporre da un concilio provinciale del 357. Ma, allorché gli eusebiani si frazionarono in più gruppi tra il 357 e il 358 Cirillo si schierò dalla parte degli omeousiani, che sostenevano che Cristo era ὁμοούσιος, cioè simile al Padre. Quindi Cirillo fu riabilitato del Sinodo di Seleucia del 359. Però, nel 360 Acacio trionfò a Costantinopoli con il partito degli anomei, che sostenevano che Cristo era stato creato ed era dunque sostanzialmente diverso (anomoios) dal Padre. Cirillo allora fu nuovamente rimosso dalla sede di Gerusalemme. Dopo la morte dell’imperatore Costanzo II (+361), che aveva apertamente sostenuto l’arianesimo, e dopo l’ascesa al trono di Giuliano l’Apostata (331-363), Cirillo poté rientrare a Gerusalemme per essere poi nuovamente esiliato nel 367 a Tarso di Cilicia in seguito alla rinnovata politica filoariana dell’imperatore Valente (32-378). Con l’avvento del grande imperatote Teodosio I (347-395), dopo dieci anni di esilio, nel 378 Cirillo poté rientrare definitivamente a Gerusalemme e partecipare al concilio di Costantinopoli del 381. Delle opere di Cirillo, che troviamo nella Patrologia Greca (33), ci resta una lettera all’imperatore Costanzo che descrive l’apparizione di una croce luminosa nel cielo di Gerusalemme il 7 maggio 351: <<In questi stessi giorni della santa Pentecoste, alle none di maggio verso l’ora terza, una gigantesca croce di luce apparve nel cielo sopra il santo Golgota, estendendosi fino alla santa Montagna degli Ulivi. Non fu vista da una o due persone, ma si mostrò in maniera assolutamente nitida all’intera popolazione della città. Non scomparve rapidamente, come si potrebbe supporre, come un sogno che passa, ma rimane sopra la terra visibile agli sguardi per parecchie ore, vincendo con il suo fulgore i raggi del sole. Certo, sarebbe stata da essi superata e dissimulata se non avesse offerto a quelli che la videro uno splendore più potente di quello del sole. Perciò tutta la popolazione della città accorse precipitosamente nella santa chiesa, colta da un timore mista a gioia allo spettacolo della celeste visione. Vi si buttarono giovani e vecchi, uomini e donne di ogni età non soltanto cristiani, ma pagani stranieri di stanza a Gerusalemme, e tutti, come una sola voce, fecero salire le loro lodi verso Gesù nostro Signore, il Figlio unigenito di Dio, l’autore dei miracoli>> (PG 33,1165-1176). Questa lettera è citata anche da Sozomeno (400-450) e da Teodoreto di Cirro (393 ca. 466) nelle loro rispettive storie ecclesiastiche, anche se ha suscitato disparati pareri sulla sua autenticità. Oggi la lettera è ritenuta autentica ed il suo merito sarebbe stato quello di inverare l’autenticità della croce di Cristo ritrovata a Gerusalemme tra il 326 e il 328 a Gerusalemme dall’imperatrice Elena, madre di Costantino. Altra opera di rilievo è un’omelia di Cirillo sul Vangelo di Giovanni 5,1-18, la guarigione del paralitico presso la piscina di Betzaetà, tenuta dal presbitero Cirillo negli anni 343-348 di fronte al vescovo Massimo, nella quale l’omileta insiste sulla potenza di Cristo, medico delle anime e dei corpi (PG 33,1131-1156). Frammenti di altre omelie sono citati da Massimo abate e martire nel suo Libro sui Dogmi e da Leonzio di Bisanzio (485 ca. – 543) nella sua opera Contro i nestoriani e gli Eutichiani (PG 86, 1267-1396), e negli atti del concilio Lateranense del 469. Cirillo, che è il più insigne rappresentante del genere letterario di essenziale importanza nella vita della Chiesa, ci ha lasciato 24 Catechesi, che sono la sua pera più corposa e importante, tenute quando era presbitero o neovescovo. Sotto il titolo di Catechesi prebattesimali figurano: una Protocatechesi su Ezechiele 18,31 (PG 33, 331-366), che tratta delle disposizioni richieste per essere ammessi alla preparazione battesimale, e 18 Catechesi agli illuminati, cioè indirizzate ai catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo nella successiva Pasqua (PG 33, 369-1060). Esse si presentano con stile limpido e semplice, adatte a vati uditori e mirano soprattutto alla dettagliata interpretazione del Simbolo battesimale in uso a Gerusalemme. La prima Catechesi è sulle disposizioni necessarie per ricevere il battesimo, la seconda sulla penitenza o conversione prebattesimale, la terza sulle figure scritturistiche del battesimo, la quarta sui dieci comandamenti, la quinta sulla fede e il suo contenuto, la sesta su Dio unico, la settima su Dio Padre, l’ottava su Dio onnipotente, la nona su Dio creatore, la decima su Gesù Cristo Signore, l’undicesima sul Figlio unico Dio, la dodicesima sul Verbo incarnato, la tredicesima sulla passione e sepoltura di Gesù, la quattordicesima sulla risurrezione di Cristo, la quindicesima sulla parusia di Cristo, la sedicesima prima e la diciassettesima seconda sullo Spirito Santo, la diciottesima sulla risurrezione della carne. Seguono poi le 5 Catechesi mistagogiche (PG 33,1065-1128) indirizzate ai neo battezzati al fine di spiegare i sacramenti ricevuti nella Veglia Pasquale. Queste Catechesi, a differenza delle prime. si presentano molto più curate con uno stile estremamente chiaro e senza complicazioni, tanto è vero che sono attribuite o a Cirillo o a Giovanni, suo successore a Gerusalemme, o ad entrambi. La prima Catechesi è sul battesimo, particolarmente sulla rinuncia al diavolo e sulla professione di fede celebrati nel vestibolo del battistero, la seconda sui riti celebrati nel battistero, dalla deposizione delle vesti all’atto battesimale, la terza sui riti seguenti all’atto battesimale, la quarta sull’eucaristia teologicamente intesa, la quinta sull’eucaristia in relazione al simbolismo dei suoi riti. Queste Catechesi sono state tenute durante la quaresima e la settimana santa del 348 nella grande basilica dell’Anàstasis di Gerusalemme, fatta costruire da Costantino e raccolte dagli stenografi in una redazione fedele che conserva la freschezza e l’immediatezza della parola viva. Esse ancora oggi sono molto studiate perché forniscono preziose informazioni sul catecumenato e sulla liturgia nel IV secolo a Gerusalemme. Cirillo, in questa sua Catechesi mistagocica, la quinta, dà un’ampia spiegazione della celebrazione eucaristica: Il lavabo dei celebranti durante la Messa. <<Avete visto il diacono porgere l’acqua per l’abluzione al vescovo ai presbiteri che circondano l’altare di Dio. Non la porgeva certo loro per lavare la sporcizia del corpo; non è così: non certo con il corpo sporco fin dall’inizio siamo entrati nella Chiesa. L’abluzione delle mani è il simbolo della necessaria purificazione di tutti i peccati e trasgressioni. Le mani infatti sono il simbolo dell’agire e lavandole alludiamo alla purezza e alla irreprensibilità del nostro agire. Avete udito il beato David spiegare questo mistero dicendo: < Il bacio di riconciliazione e di pace. Poi il diacono dice ad alta voce: < Il dialogo: < Poi il sacerdote esclama: << In alto i cuori!> >. Veramente infatti in quest’ora terribile bisogna avere il cuore in alto, presso Dio, e non in basso sulla terra, tra gli affari terreni. Con forza, dunque, il sacerdote comanda di allontanare ogni preoccupazione economica, ogni sollecitudine domestica e di avere il cuore in alto, presso Dio amico degli uomini. Voi rispondete: < Il dialogo: < Poi il sacerdote dice: < La lode delle creature e la dossologia serafica. Poi facciamo menzione del cielo, della terra e del mare, del sole e della luna, delle stelle e di tutte le creature dotate o prive di ragione, visibili e invisibili, degli angeli, degli arcangeli, delle virtù, delle dominazioni, dei principati, delle potestà, dei troni, e dei cherubini dai molti volti, pronunciando con forza il detto di Davide: Magnificate con me il Signore>> (Sal 33, 4). Facciamo menzione anche dei cherubini, che Isaia vide, in Spirito Santo, circondare il trono di Dio, coprendosi con due ali il volto, con due ali i piedi e con due volare, dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth (Is 6,3). Anche noi recitiamo questa divina lode di Dio tramandataci dai serafini, per unirci nella lode agli eserciti ultraterreni. [caption id="attachment_194582" align="alignright" width="485"]
proveniente dalla chiesa di sant’Atanasio a Arbanassi. Museo di Veliko Tarnovo, Bulgaria.

L’imperatore Teodosio I al Concilio di Costantinopoli del 381, [/caption] Invocazione a Dio perché mandi il suo Spirito Santo. Poi, dopo che ci siamo santificati con questi inni spirituali, imploriamo Dio, amico degli uomini, di inviare il suo Santo Spirito sulle offerte, perché faccia del pane il corpo di Cristo e del vino il sangue di Cristo. Infatti, tutto ciò che lo Spirito Santo tocca, è santificato e trasformato. Memento dei vivi. Poi, quando il sacrificio spirituale, il culto incruento è compiuto, su quell’ostia di riconciliazione, invochiamo Dio per la pace comune delle Chiese, per il bene del mondo, per gli imperatori, per i generali e gli alleati, per gli infermi e gli afflitti, insomma per tutti quelli che hanno bisogno di aiuto. Tutti noi preghiamo e offriamo questo sacrificio. Memento dei morti. In seguito ricordiamo quelli che prima di noi si sono addormentati, anzitutto i patriarchi, i profeti, gli apostoli e i martiri, perché Dio per le loro preghiere e la loro intercessione accolga la nostra supplica.. Poi anche per i santi padri e i vescovi defunti e in generali per tutti i nostri morti: riteniamo che sia un grande aiuto per quelle anime la preghiera per loro innalzata verso la vittima sacra e terribile.. Voglio rendervene persuasi con un esempio. So che molti dicono: < Le cose sante ai santi. Poi il sacerdote dice: < Gustate nella fede il corpo e il sangue di Cristo. In seguito udite il salmista invitarvi, con un canto divino, alla partecipazione dei divini misteri, dicendo: <<Gustate e vedete che buono è il Signore>> (Sal 34,9). Non rimettere il giudizio al vostro gusto corporeo: no, ma alla fede incrollabile. I rappresentati vengono invitati infatti a gustare non pane e vino, ma il corpo e il sangue del Cristo celati nel simbolo. Fare col cavo della sinistra un trono alla destra. Udendo dunque l’invito, non avvicinarti con le palme delle mani spalancate o con le dita disgiunte, ma fai dalla sinistra un trono alla destra che deve ricevere il re; ricevi il corpo del Cristo nel cavo della mano e rispondi < Accostati al calice, inchinandoti bevi il sangue di Cristo. Poi, dopo la comunione del Corpo di Cristo, avvicinati al calice del sangue; non a mani tese, ma a capo chino; dì il tuo Amen in segno di adorazione e venerazione e santifica te stesso assumendo anche il Sangue di Cristo. Mentre ancora le tue labbra ne sono umide toccale con le mani e santificane gli occhi, la fronte e gli altri sensi. Poi, aspettando l’orazione, ringrazia Dio che ti ha reso degno di tali misteri. Conservate inviolate queste tradizioni e conservate voi stessi irreprensibili. Non allontanatevi dalla comunione e non privatevi di questi misteri sacri e spirituali per la lordura del peccato. Il Dio della pace santifichi voi tutti e conservi integro il vostro corpo, la vostra anima e il vostro spirito nella venuta del Signore nostro Gesù Cristo (1Tess 5,23). A lui sia gloria, onore e potenza con il Padre d lo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. (Catechesi mistagogica, 5,2-11. 19-23). [caption id="attachment_194583" align="alignright" width="408"]
illustrazione da un codice dei concili del IX secolo, Biblioteca Capitolare di Vercelli.

San Girolamo appare a san Cirillo di Gerusalemme [/caption] Cirillo, che morì a Gerusalemme il 18 marzo 386, è venerato dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa, che ne celebrano la memoria il 18 marzo. San Cirillo di Gerusalemme è così ricordato nel Martirologio Romano del 18 marzo: <<San Cirillo, vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa, che, dopo aver sofferto molti oltraggi dagli ariani a causa della fede ed essere più volte scacciato dalla sua sede, spiegò mirabilmente ai fedeli la retta dottrina, le Scritture e i sacri misteri con omelie e catechesi>>. Le reliquie di san Cirillo di Gerusalemme sono conservate in diverse località, principalmente in Francia e in Italia. In particolare, alcune reliquie sono conservate nella Cappella della Confraternita di S. Croce nella chiesa di Saint Leu di Parigi, mentre altre sono presenti nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma. L’insigne studioso, già titolare della Cattedra di Letteratura Cristiana Antica nell’Università di Torino, il Card. Michele Pellegrino (1903-1986), scrive nella sua Letteratura Greca Cristiana (pag. 110): < Benedetto XVI, concludendo l’Udienza Generale del 27 giugno 2007, dedicata in modo particolare alla figura di Cirillo di Gerusalemme, ha detto: : < Le Catechesi di san Cirillo di Gerusalemme, che sono ancora oggi molto studiate, forniscono preziose informazioni sul catecumenato e sulla liturgia a Gerusalemme nel IV secolo ed è proprio l’alto profilo teologico che ha indotto papa Leone XIII a proclamare il 28 luglio 1882 Cirillo, vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa. Anche il Concio Vaticano II ha richiamato l’insegnamento di Cirillo nelle due Costituzioni Dogmatiche: la Lumen gentium (11), sulla Chiesa, e la Dei Verbum (16), sulla divina rivelazione, nonché sul decreto Ad gentes (15), sull’attività missionaria della Chiesa nel mondo contemporaneo. Diac. Dott. Sebastiano Mangano già Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania
Sano di Pietro (1406-1481), Museo del Louvre, Parigi,















.jpeg)





