A partire dal primo gennaio 2025, la tassazione delle criptovalute in Italia ha subito dei cambiamenti importanti, in seguito all’approvazione della Legge di Bilancio 2025. Le nuove disposizioni normative intervengono su più fronti, e segnano un deciso inasprimento della disciplina fiscale relativa alle cripto-attività, anche per quel che riguarda le introduzioni che scatteranno nel 2026. Ecco un approfondimento. Tassazione cripto 2025: la situazione Tra le novità principali vi è l’abolizione della soglia di esenzione precedentemente fissata a 2.000 euro. Dal 2025, infatti, tutte le plusvalenze realizzate tramite le operazioni in criptovalute risultano tassabili a prescindere dal loro ammontare. Si tratta di una disposizione che vale anche per le criptomonete di nuova generazione, alcune delle quali recensite su pagine online come https://www.finaria.it/criptovalute/criptovalute-che-esploderanno/, ad esempio. Di conseguenza, anche i piccoli guadagni generati dalla compravendita o dalla conversione delle criptovalute verranno sottoposti ad imposizione fiscale. Un altro cambiamento scatterà dal 1° gennaio 2026, quando entrerà in vigore un aumento dell’aliquota fiscale applicata alle plusvalenze. L’aliquota (attualmente fissata al 26%) salirà al 33%, allineandosi così alle imposte previste per le altre tipologie di redditi finanziari. Questo aumento comporterà un aggravio fiscale per chi realizzerà profitti ampi con le criptovalute, rendendo la pianificazione fiscale ancor più strategica, nonché necessaria per non andare incontro a sanzioni. La normativa introduce anche la possibilità per i contribuenti di rivalutare il valore d’acquisto delle criptovalute in proprio possesso. Questa rivalutazione dovrà basarsi sul valore di mercato registrato il 1° gennaio 2025, e sarà soggetta al pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 18%. Tale imposta potrà essere versata in tre rate, con la prima scadenza fissata al 30 novembre 2025. La finalità di questa misura è la seguente: permettere ai contribuenti di aggiornare il valore fiscale delle proprie cripto-attività, riducendo il carico fiscale futuro nel caso dovessero verificarsi delle plusvalenze. Le altre informazioni da conoscere Accanto alle modifiche sull’imposizione diretta, aumentano anche gli obblighi di monitoraggio. A partire dal 2025, chi detiene criptovalute nel proprio portafoglio sarà tenuto a indicarle obbligatoriamente nel quadro RW, o nel nuovo quadro W della dichiarazione dei redditi, a seconda della residenza fiscale. Inoltre, è prevista l’applicazione dell’IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività, con un’aliquota pari allo 0,2% annuo calcolata sul valore delle criptovalute detenute al termine dell’anno fiscale. Questa imposta patrimoniale si aggiunge alle imposte sulle plusvalenze, il che contribuisce ad un aumento complessivo della pressione fiscale sul comparto delle cripto. Le nuove norme si applicano non solo alla compravendita, ma anche alle criptovalute ottenute tramite attività come lo staking, il mining o gli airdrop. In ognuno di questi casi, il valore delle criptovalute ricevute dovrà essere dichiarato e potrà generare un obbligo fiscale anche in assenza di una vendita vera e propria. Questo allargamento della base imponibile rappresenta, dunque, un’ulteriore estensione della portata del fisco nel settore delle risorse digitali. Come anticipato poco sopra, queste modifiche impongono una valutazione piuttosto attenta e approfondita da parte dei contribuenti, sia sotto il profilo della regolarità formale, sia dal punto di vista della convenienza economica.














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