
Con il titolo di Libro della Caverna dei Tesori, nella tradizione del cristianesimo siriaco, è stato trasmesso un complesso di elementi leggendari, esegetici e apologetici, che abbracciano l'intero arco della storia sacra giudeo-cristiana, dalla creazione alla Pentecoste. Il titolo si riferisce a un luogo simbolico: la «Grotta dei Tesori», il luogo dove si custodisce il prezioso deposito sapienziale di Gesù. Questo toponimo compare in un corpus letterario parallelo più ampio, derivante dall'opera citata, ed è attraverso alcuni elementi di questo corpus che emergeranno chiaramente le tracce della trasmissione di questo deposito tradizionale.
L’anonimo autore della Caverna dei Tesori (Testo arabo, traduzione italiana e commento dei Padri Antonio Battista e Bellarmino Bagatti O.F.M., Studium Biblicum Franciscanum, Collectio minor. 26, Gerusalemme 1980, che mi onorava della sua amicizia), è della stessa opinione di altri redattori di scritti apocrifi, che i Magi erano tre. Probabilmente questo è il più antico racconto orientale sui Magi di cui finora disponiamo. E’ un rifacimento siriaco di un testo più antico, antecedente al V sec. d.C. Esso è frutto della fervida immaginazione degli orientali insoddisfatti della scarna cronaca dell’evangelista Matteo, il solo che ci ha trasmesso il racconto dei Magi a Betlemme. Vi si legge che i Magi erano Caldei, che portarono ognuno la sua offerta a nostro Signore Gesù appena nato. Essi erano re e i loro nomi erano <<Hamaz Maski, soprannominato re dei re e il suo regno era il paese conosciuto con il nome di Badiurgin, nel Basso Oriente; Orhan re di Asia e Qiruan re di Saba. Questi tre portarono le loro offerte per ispirazione di Dio e per la conoscenza che i loro padri ereditarono dai “Comandamenti di Adamo”.
Si incamminarono dai loro paesi per seguire la stella apparsa loro in cielo, giacché la stella, per disposizione di Dio, camminava davanti a loro ed andava con loro un grande esercito, molti uomini giganteschi. Molta ente di oriente scappava davanti a loro, come anche altri, perché non sapevano lo scopo prefissosi da loro finché arrivarono a Gerusalemme. Il re Erode, che si trovava in quel tempo a Gerusalemme, ebbe paura di loro. Lo informarono del motivo della loro venuta e gli fecero sapere dell’apparizione della stella. Gli domandarono il luogo nel quale i profeti avevano detto ce sarebbe il re deli ebrei. Al loro discorso Erode negò tutto ciò che gli domandavano e disse loro: <<Andate in pace e quando l’avete trovato ditemelo per andare ad adorarlo>> (Mt 2,7), ma alla notizia del nato il suo cuore si riempì di odio, di inganno e di tradimento perché si sentiva impotente e soggiogato. Figlio mio Aqlimis all’arrivo dei re Magi vi era in tutto il paese di Giuda un grande turbamento e grande spavento.
In quel tempo Cesare Augusto scrisse ad Erode di rendergli conto di tutti i suoi sudditi e gli inviasse i registri. Perciò Erode disse ai Magi, tra le altre cose, che se non fosse a causa del troppo lavoro venutogli dal re Augusto, non vi “avrei lasciati soli”.
A quei tempi era uso dei re di vestire abiti differenti, da quelli che indossavano ordinariamente, nel tempo dedicato al culto. E gli adoratori deli idoli, quando volevano offrire sacrifici agli dei, vestivano i loro sacerdoti con vesti simili alle vesti dei Magi che vennero a Cristo al tempo della loro devozione. I Magi che cercavano Cristo, “Dio potente e grande”, portarono con loro i doni per le offerte, i loro sacerdoti addetti al culto e, con le vesti delle loro offerte trovarono, Maria e Cristo.
Quando uscirono dalla città di Gerusalemme, riapparve la stella e si rallegrarono moltissimo e la stella cessò di camminare davanti a loro finché non si fermò sopra la grotta di Betlemme. Entrarono e videro un bambino avvolto in stracci, posto nella mangiatoia. Dentro di se pensavano che avrebbero trovato quel nato, per il quale era apparsa la stella, ed ebbero notizia dai “Comandamenti di Adamo”, a che avrebbero visto un grande re, le sue splendide grazie, come sono i figli dei re quando nascono, e circondato da soldati, dai magnati del reno ce li offrissero doni e di trovare apparecchiate tavole da pranzo con varietà di cibi preparati, e vasi d’argento e d’oro per il servizio.
Ma quando, dunque, videro il bambino posto nella mangiatoia e Giuseppe il falegname sposo di Maria, seduto, stupito di ciò vedeva e Maria perplessa per questo affare e non videro un letto per il neonato, né materasso imbottito, né mensa preparata, né cibi, né bevande restarono imbarazzati di tale stato. Nonostante il loro imbarazzo, non dubitarono del Bambino e si avvicinarono con rande rispetto, timore e paura e l’adorarono con umiltà e riverenza e li offrirono i doni: l’oro, la mirra e l’incenso. E videro ciò che è più grande dei re del mondo intero, poiché videro le miriadi di aneli che scendevano dal cielo e vi salivano e sentirono la lode, la gloria e la gioia del cielo e della terra, e credettero con piena fede che il re del cielo era sceso sulla terra e che si era incarnato da una donna umana, per conversare con gli uomini con il corpo che ha rivestito da noi.
Da quando Cristo Redentore nostro fu visto dai Magi che l’adorarono, e da quando si è incarnato da Maria Vergine ed era nato da lei, erano passati otto giorni e Maria e Giuseppe erano costernati e tristi per la mancanza di ci che avrebbero dovuto presentare ai re Magi di cibi e altro, giacché quei re mangiavano ciò che avevano portato con loro. Ma i Magi prepararono il necessario per il viaggio di ritorno. Quando si misero in cammino, nella via riapparve loro l’angelo del Signore e disse loro: <<Non tornate per la strada di Erode, ma andate al vostro paese per il deserto>> (cfr. Mt 2,12). Essi ubbidirono a ciò che l’angelo aveva loro ordinato>>.
Marco Polo, nel cap. 32 de il Milione, scrive di aver visitato le tombe dei magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270. Oggi le reliquie dei mai sono venerate nella monumentale Cattedrale di Colonia, in Germania, dove furono portate da Federico Barbarossa nel 1164, al ritorno della sua terza discesa in Italia (1163-1164). Fino ad allora i resti dei Magi erano stati conservati prima nella basilica di Santa Sofia di Costantinopoli, dove erano state portati da sant’Elena, la madre dell’imperatore Costantino, che li aveva trovati durante il suo pellegrinaio in Terra Santa, e poi nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano e nella chiesa di San Bartolomeo, nella città di Brucherio, in provincia di Monza. In queste due chiese ancora oggi si venerano piccole reliquie dei Santi Tre Re.
Concludendo questa ricerca sull’adorazione dei Magi, possiamo notare che essa concorda con il vangelo di Matteo (2,1-12). I Magi, dopo aver adorato Gesù offrendogli in dono oro, incenso e mirra, ripartirono per i loro paesi senza tornare da Erode.
Diac. Dott. Sebastiano Mangano
già Cultore di Letteratura Cristiana Antica
nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania






Didascalie foto:
1-2) Reliquiari che contengono parte del corpo dei Magi, Basilica di S Eustorgio – Milano. Chiesa di San Bartolomeo – Brugherio, Prov. Monza.
3) Adorazione dei Magi, Lastra di Severa catacombe di Priscilla – 330 d.C.
4) Adorazione dei Magi, Arco trionfale di S. Maria Maggiore – mosaico 431-Roma.
5) Adorazione dei Magi, Sarcofago soprannominato Dogmatico per le scene bibliche scolpite della prima metà del IV sec. d. C ritrovato nella Basilica di san Paolo di Roma nel 1823 in prossimità della tomba di san Paolo - Collezione del Museo Pio cristiano - Musei Vaticani.
6) L’urna con le reliquie dei Magi Cattedrale di Colonia
Foto copertina: Mosaico della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo di Ravenna, dell’inizio del V sec. dove i Magi appaiono in un corteo con ricche vesti bizantine.
Foto in alto: Adorazione dei Magi, Giotto (1305) - Cappella degli Scrovegni – Padova.



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