Che i tempi siano maturi anche in Italia, perché anche altre figure oltre al medico selezionatore, come è principalmente l’infermiere professionale adeguatamente formato, possano affiancare e sostituire il medico nella fase di accettazione e selezione del donatore, lo dimostra il recente corso di aggiornamento, a cura del Centro Nazionale Sangue, che vedrà il suo evento finale a Roma presso l’Istituto Superiore di sanità il prossimo 21 gennaio.
Il titolo del corso, che ha già visto conclusi due incontri residenziali, uno a Milano e l’altro a Napoli, e un corso di formazione a distanza (FAD) per l’ottenimento dei crediti formativi su “Management sanitario. Innovazione gestionale e sperimentazione di modelli organizzativi e gestionali” è già esplicativo al riguardo: “Percorso formativo per l’acquisizione di competenze scientifiche, tecnico-gestionali e manageriali nelle attività di selezione dei donatori”.
Non è, però, solo la ormai conclamata carenza di personale sanitario e medico in particolare nelle attività di raccolta del sangue (con conseguente annullamento di giornate di raccolta previste dalle associazioni di volontariato del sangue, come l’Avis, la Fidas e Fratres, in Italia e anche in Sicilia), il movente a cercare vie d’uscita nuove, come in questo caso il coinvolgimento diretto dell’infermiere nella “sostituzione” del medico selezionatore.
Lo è soprattutto, perché in Europa è da qualche tempo che ciò avviene, e noi in Italia ci adegueremo, senza alcun dubbio, e perché a ben pensarci non è affidata all’infermiere adeguatamente formato la responsabilità clinica, di discernimento, nei nostri “triage” dei Pronto soccorso ospedalieri? Perché non dovrebbe essere lo stesso nella selezione dei donatori di sangue?
Un nuovo regolamento in Italia è atteso, così come un nuovo decreto che aggiorni i criteri di selezione dei donatori, criteri già vetusti in base alle nuove evidenze e conoscenze medico-scientifiche e rispondenti alle indicazioni delle comunità internazionali ed europee nell’ambito sanitario, e tra queste quella sulle sostanze di origine umana, come il sangue e il latte (le cosiddette Soho), praticamente già in vigore in Italia e a cui dovranno attenersi tutti i Servizi trasfusionali e corrispettivi enti nella produzione di farmaci e sostanze di derivazione umana entro il mese di luglio 2027.
Nell’incontro finale del 21 gennaio, presso l’I.S.S. di Roma, saranno pertanto presentati e discussi i lavori preparati dai partecipanti sui temi che saranno oggetto delle nuove indicazioni legislative.
Cinque sono stati i gruppi di partecipanti da tutta Italia (e per la Sicilia, da Catania i dottori Antonio Zingali e Patrizia Italia del Trasfusionale dell’Ospedale Cannizzaro, l’infermiera professionale Manuela Ciccia del Trasfusionale dell’Arnas Garibaldi e la Persona responsabile dell’Advs FIdas Catania dr. Vincenzo Caruso; da Gela, il dr. Antonio Moscato, della Fidas Gela) che si confronteranno con il direttore del Centro Nazionale Sangue, Luciana Teofili, e il presidente della SIMTI (la Società italiana di Medina Trasfusionale) Francesco Fiorin e con altri esperti di medicina immuno-ematologia e trasfusionale.
Le tematiche - “Quadro normativo attuale ed evoluzione verso il nuovo regolamento”, “Applicazione del SGQ e delle GPGs nel processo di selezione” sulla qualità e sua gestione nei processi; “Utilizzo degli strumenti di telemedicina” e “Competenze di comunicazione di approccio al donatore e di gestione del colloquio di idoneità” dovranno poi essere affrontate in tutto il territorio nazionale per un futuro sostenibile della raccolta del sangue e dei suoi emocomponenti, anche nella nostra Catania - tra questi il plasma, necessario per la produzione di farmaci appunto “plasmaderivati” come le Immunoglobuline, l’albumina e i fattori della coagulazione).
Vincenzo Caruso

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