
Il Teatro Ambasciatori di Catania, all’interno della 13^ stagione di “Palco off” 2025/2026 - La memoria del teatro, ha ospitato il 13 e 14 marzo “Vorrei una voce”, produzione di Lac Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res, performance in forma di monologo costruita attraverso le canzoni di Mina cantate in playback ed ispirata dall’incontro di Tindaro Granata, attore, regista e drammaturgo di Tindari con le detenute di alta sicurezza del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina nell’ambito del progetto “Il Teatro per Sognare" di D’aRteventi diretto da Daniela Ursino.
Al centro del progetto drammaturgico c’è il sogno, ovvero perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. E la pièce è dedicata a coloro i quali hanno perso la capacità di farlo.
Subito in sintonia col pubblico, Tindaro Granata, con la sua disponibilità ed empatia risponde, comunica, prima e dopo la rappresentazione, alle sollecitazioni, alle curiosità dello spettatore, grazie ad una proposta che vive delle splendide canzoni della Tigre di Cremona (una sorta di linguaggio universale in grado di leggere l’indicibile, di restituire storie e porzioni di un’identità altrimenti sepolta) e della performance unica di Granata che sulla scena, da solo, con abiti luccicanti e con un significativo gioco luci, tra confessioni, musica ed emozioni forti, racconta la sua esperienza, il suo incontro, con cinque detenute di alta sicurezza che vengono coinvolte in uno spettacolo dedicato all’ultimo concerto live di Mina, tenutosi alla Bussola il 23 agosto 1978.
Granata inizia lo spettacolo partendo da sé, da chi era e cosa cercava quando ha ricevuto la proposta di tenere un laboratorio teatrale nella sezione femminile della Casa Circondariale di Messina. Il progetto prevedeva la ricostruzione in playback dell’ultimo grande concerto di Mina, ma alla fine è venuta fuori, dopo alcuni anni, una drammaturgia che mescola le confessioni, il percorso dell’interprete, con quella delle donne incontrate in carcere, con le canzoni di Mina a colmare le paure senza nasconderle.
In scena, attraverso Tindaro, cinque ritratti femminili, cinque storie segnate dal tempo, dal caso, dal giudizio, dalle differenze sociali. Durante lo spettacolo l'attore e drammaturgo siciliano rivela all’interessato pubblico, dati Istat alla mano, che la percentuale di donne detenute con legami familiari o relazionali con contesti criminali o mafiosi, è notevolmente superiore rispetto alla controparte maschile ovvero che la maggior parte delle donne dietro le sbarre sono figlie, sorelle, compagne, mogli o madri di criminali, coinvolte non per scelta diretta e marchiate a vita dal sommario giudizio della gente, subito pronta, senza conoscere nulla, a giudicare e condannare.
Cambiandosi d’abito a vista e con la forza dei brani di Mina, Granata riesce con naturalezza ad intrecciare le voci, i percorsi, la rabbia, le paure e la voglia di rivalsa di Assunta, Jessica, Sonia, Vanessa e Rita attraverso vari registri linguistici, tic, desideri e fissazioni. Durante il laboratorio Tindaro Granata costruisce un rapporto più profondo - che si mantiene ben oltre la conclusione del progetto- con Assunta, una madre umana e ferita, convinta di non avere più sogni da coltivare se non quelli in cui suo figlio le viene a parlare, una detenuta che invece per Tindaro si manifesta come portatrice di una umanità viva e reattiva.
In circa novanta minuti lo spettacolo, con i costumi di Aurora Diamanti ed il coinvolgente gioco luci di Luigi Biondi, conferma le capacità e l’umanità di Tindaro Granata che, ancora una volta, stupisce e commuove lo spettatore che si ritrova a sognare con gli indimenticabili brani di Mina (“Io vivrò”, “Grande grande” “Ricominciare e poi”, “La voce del silenzio”) ed a riflettere sulla dignità e sul diritto al riscatto.
Vincitore del Premio Hystrio Twister 2025, il lavoro trasmette, dall’inizio alla fine, mille e più emozioni e la certezza che quelle voci, amplificate dalla musica di Mina, possano regalare finalmente uno spazio di libertà grazie ad un misurato ed intenso Tindaro Granata che non solo crea, interpreta e dirige la pièce, ma è soprattutto strumento di un mondo femminile che grida, a volte in silenzio e che chiede ascolto, rispetto e amore.
Nel finale brividi e commozione per “Te voglio bene assai/ Ma tanto, tanto bene, sai” di Caruso, brano capolavoro di Lucio Dalla cantato da Mina, poi si chiude lo spettacolo tra gli applausi convinti e reiterati del pubblico per Tindaro Granata e per uno spettacolo magico, da vedere e da rivedere. In religioso silenzio, con il cuore in mano e armati di mille e più sogni, per una vita diversa, in sintonia con l'altro.
“Ci sono cose in un silenzio/ che non aspettavo mai. /Vorrei una voce…”. - Mina






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