Ricordo del giornalista e scrittore Antonio Prestinenza a 50 anni dalla scomparsa

Lunedì 13 febbraio, sono stati ricordati i 50 anni dalla morte improvvisa all’età di 72 anni, dopo breve malattia, di Antonio Prestinenza, giornalista e scrittore, per 19 anni, dal 1 maggio 1948, direttore del quotidiano “la Sicilia” della cui redazione già faceva parte dal 1946, nella sede dell’ex monastero benedettino “Sant’Agata” di via Santa Maria del Rosario. Nella direzione sarebbe subentrato Mario Ciancio e in qualità di condirettore Piero Corigliano: un sodalizio che sarebbe durato sino al 30 giugno 1987. Martedì 14 febbraio 1967 il giornale uscì con la testata listata a lutto.

Foto di Antonio Prestinenza 1937, posseduta dal nipote giornalista Luigi Prestinenza

Nato ad Acireale il 28 settembre 1894, a 16 anni aveva conseguito il diploma magistrale e successivamente la “patente” di abilitazione all’insegnamento. Tra studio e poesia, nel 1914, dopo la licenza liceale, frequentò la facoltà universitaria di Legge ed iniziò anche la collaborazione col giornale “Corriere di Catania”. Espletò il servizio militare di leva al fronte di guerra italo-austriaco.

Scrivono i giornalisti Giuseppe Di Fazio e Giuseppe Farkas in “Un giornale, un”isola: La Sicilia di Domenico Sanfilippo, Alfio Russo e Antonio Prestinenza, 1945/1967” (Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia editore, 2005) che insegnò per tre decenni, con qualche interruzione, nelle scuole elementari catanesi. Alla “Cesare Battisti <diede vita a interessanti esperimenti didattici, sia collaborando a una rivista pedagogica (“La scuola bella”), sia producendo testi da far rappresentare ai ragazzi. Prestinenza partecipò alla grande guerra come sottotenente nel 141° fanteria “rimanendo prigioniero per oltre due anni nei campi di internamento di Mauthausen, Ostffyassonifa, Spratzen e Marketrenk”, compreso il ricovero a Laiback. Tornato dalla guerra, con notevoli sacrifici riprese l’insegnamento, vinse il concorso primo in graduatoria per passare di ruolo e in meno di due anni, come ricorda Sebastiano Catalano in “Protagonisti a Catania tra Ottocento e Novecento” (Catania, CUECM, 1997), si laureò in Giurisprudenza, il 15 dicembre 1921, con una tesi di Diritto internazionale, relatore il prof. Eduardo Cimbali, e diede inizio alla sua intensa attività di giornalista, anche come inviato speciale all’estero.

 Era stato anche redattore culturale di diversi periodici, tra i quali “Rivista delle Signorine” con Titomanlio Manzella, “Rivista di Sicilia”, “L’Ascesa”, “Rinascenza scolastica”, “Il Polline”,  “Farfalle”, “Prodanselmo”, “Giornale dell’Isola”, del cui prestigioso supplemento letterario era stato collaboratore con il giovanissimo Giorgio La Pira e la “giovane pleiade” (Natale Scalia, Ferdinando Caioli, Giuseppe Patanè, Ercole Patti e Vitaliano Brancati, che avrebbe frequentato la redazione de “La Sicilia” quando Prestinenza era direttore), dal 1929 al 1930, “Il Popolo di Sicilia dal 1931 al 1937, lavorando alla cronaca e in terza pagina. Intellettuale pacato e affabile, mite e cordiale, sorridente e di poche parole fin dai tempi della giovinezza (allorché frequentava  il Caffè Brasile luogo di incontro con gli amici artisti Aniante, Villaroel, Patti, Gandolfo, Nicolosi, Bruno) avrebbe mantenuto con passione e dedizione tale stile per tutta la vita.

 Nel 1939 ricoprì la carica di ispettore della Federazione catanese dei fasci e nel dopoguerra, dalla Commissione per gli illeciti del fascismo, fu sospeso per 3 anni dall’elettorato attivo e passivo e interdetto dai pubblici uffici. Ciò gli avrebbe impedito di succedere subito, come avrebbe voluto l’editore Domenico Sanfilippo, nell’autunno del 1946, nella direzione de “La Sicilia” a quel giornalista di altissimo livello che fu Alfio Russo che aveva preferito diventare a Roma caporedattore del “Risorgimento liberale”. Fece parte della redazione di “Catania, rivista del Comune”.

Nel 1940 fu richiamato alle armi col grado di capitano di fanteria e prestò servizio militare in Sardegna per oltre tre anni. Fu decorato nel 1941 della Croce di guerra. Dal 1944 al 1949 tornò ad insegnare al Circolo didattico “Cesare Battisti”. Nel 1946 apparvero i primi articoli su “La Sicilia”, che “dimostrano la flessibilità” scrive Catalano “la varia e molteplice esperienza, il retroterra spirituale dell’autore…dal 1947, e per un decennio, fu l’estensore della rubrica <Tre>” di prima pagina, che distillava dalla congerie di avvenimenti vicini e lontani tre notizie condensate, mettendo in evidenza con increspata ironia le contraddizioni e l’utopia”. Scrive di lui Carmelo Musumarra in “Per un bilancio di fine secolo Catania nel Novecento”, Catania Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale 2002, “Egli passò dalla cronaca alla critica, dopo un’esperienza sempre più e meglio caratterizzata. Il giornalismo fu, per Prestinenza, soltanto uno stimolo a cimentarsi in altri percorsi artistici e culturali, nel senso assai determinante di una personalità poliedrica ma sempre consapevole, mai dispersiva”. Fu anche pittore, appassionato di musica sinfonica e da camera.

Letterato di razza, fecondo narratore, romanziere e novelliere, esordì con “Bambina, l’amore!” 1923, “La città dalle cento campane” 1929 in cui descrisse Acireale, “Il principe senza regno” 1931, “Primavera borghese” 1933, “Amore all’antica” 1934, “Gli Inglesi a Malta” 1935, “Mària” 1936, “La collina degli innamorati” 1939. Nel 1971 fu pubblicato postumo l’ultimo racconto emblematico “Contrasto con l’ombra”, con prefazione di Vittorio Frosini.

Lo colse ancora attivo e nella piena maturità dell’impegno culturale la morte. Giovanissimo, nel 1913, aveva scritto su “La bara” versi struggenti: “Dolente folla si prosterna, il cielo/ è tutto azzurro, eppur passa una bara,/ attorno ad essa come diaccia e amara/ folata greve è de la Morte il gelo”.

Chi scrive questo ricordo era presente, la mattina di martedì 14 febbraio 1967, in una gremita chiesa “San Michele ai Minoriti” in Catania alla celebrazione della s. messa esequiale in suffragio di Antonio Prestinenza.

Antonino Blandini

3 Commenti

  1. Finalmente son riuscito a vedere la fotografia del grande amico di Malta, Antonio Presitenza. Presinenza visitò Malta nel lontano 1934 come inviato del Popolo di Sicilia. Ha scritto sei articoli per il ‘Popolo di Sicilia’ e per il ‘Totalità’ di Catania, che sono stati poi riprodotti dal giornale del capo nazionalista maltese (Enrico Mizzi) – Malta. Mizzi ha riuscito a pubblicare solo quattro di queste articoli perchè il giornale fu soppresso dalle autorità inglesi. Poi la raccolta di questi articolo furuno pubblicate nel 1935 in un libro Gli inglesi a Malta. Più tardi nel 1938 il futuro leader social-democartico Luigi Preti ha stampato un libro con lo stesso titolo. Mentre tutti i due hanno trattato l’italianità e la lotta nazionalista, Prestinenza ha espresso la vicenda delle condizioni sociali dei maltese nel periodo interbellum sotto il dominio inglese. Mentre il governo nazionalista ha affrontato con successo i problemi dei profughi Russi e di Smyrna, la costruzione dei nuovi edifici scolatiche, strade, un ospedale nuovo ecc, esisteva ancora la lebbre e situazione di elemosina per il lavoratori. Quando c’era la flotta inglese a Malta, c’era molto lavoro ma quando si trasferriva ad Alessandia d’Egitto – fame. Quindi l’opera di Prestinenza fu un studio serio sulle condizione sociali apparte la questione costituzionale molto. È una grande bella sodisfazione piace che la Sicilia non ha dimenticato Antonio Presitenza. Grozie dott Antonino Blandini

  2. Sara un piacere. Per breve messaggi via facebook. Seguira poi e-mail etc.
    Scusatemi per il riyardo ma vedo la sua nota ora.

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