Zone franche montane, a chi danno fastidio?  Il punto sul percorso istitutivo e le disposizioni attuative in Sicilia 

Le zone franche montane sono una norma di politica economica, adottabile dal governo siciliano per il rilancio delle zone interne dell’Isola, sta segnando il passo presso la Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, per una legittima questione: la mancanza di copertura finanziaria.

Il 17 dicembre 2019 l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il testo della norma, la prima legge di prospettiva della storia del parlamento siciliano, ma, per una indicazione burocratica Palazzo dei Normanni ha stravolto l’articolo 6, ovvero le disposizioni attuative, emendando il testo originario in sede di votazione finale.

Infatti, all’origine il testo, esitato unanimamente dalle Commissioni parlamentari Attività Produttive e Bilancio, specificava chiaramente la copertura finanziaria della Legge. Ovvero: “L’operatività della presente legge voto è condizionata e subordinata alla definizione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione siciliana che individuerà le risorse finanziarie da destinare a questa misura di politica economica”.
Pur trattandosi di una Legge di prospettiva, i funzionari hanno chiesto e ottenuto di indicare una copertura finanziaria e di proporla ai due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 18 dello Statuto della Regione Siciliana.

Pertanto l’articolo 6 veniva così trasformato e approvato: “Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, pari a 300 mln di euro annui, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all’art. 10, c. 5 del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282 convertito con modifica dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307”.

Se il Governo regionale fosse riuscito a far valere i principi enunziati nella Delibera di Giunta 197/2018 e precisamente l’articolo 6 dello “Schema di nuove norme di  attuazione dello Statuto in materia finanziaria”, l’ARS avrebbe potuto agire in autonomia e secondo il dettato Costituzionale.

Ci risulta che la storica deliberazione di Giunta regionale non ha ricevuto nemmeno l’apprezzamento di Sala d’Ercole in quanto non è stata trasmessa agli Uffici del presidente Miccichè.

La Legge “vola” a Roma e a Palazzo Madama viene “annunciata” l’11 febbraio 2020, quindi, tra pandemia e ripresa dei lavori d’Aula, assegnata alla VI Commissione Finanze e Tesoro.

“Passano gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti”, cantava De André, fino ad arrivare al 5 marzo 2021, giorno in cui è stato fissato ai senatori il termine per presentare emendamenti al testo in discussione, in sede redigente, presso la “Finanze e Tesoro”.

I senatori, avendo ascoltato le ragioni del comitato regionale (associazione e sindaci dei Comuni interessati), si sono convinti, trasversalmente, di riportare l’articolo 6 al riparo della Giustizia della concorrenza. La norma non può essere finanziata con fondi statali in quanto si sarebbe palesato l’aiuto di Stato.

Il finanziamento delle zone franche montane siciliane, successivamente alla fase di avvio, avverrà con le risorse finanziarie che in quota proverranno dall’attuazione degli articoli 36 e 37, secondo la previsione contenuta nello Statuto della Regione Siciliana”. Questa rappresenta la sintesi degli emendamenti che i rappresentanti di tutti i Gruppi parlamentari di Palazzo Madama hanno depositato.

Mentre il contatore segna inesorabilmente il tempo, il 3 agosto 2021 una delegazione del Comitato regionale viene ricevuta a Roma dalla Sottosegretaria al MEF, Alessandra Sartore.

L’onorevole Sartore ci ha anticipato che l’unica via percorribile per finanziare la Legge in oggetto, dal punto di vista amministrativo e politico (soprattutto, per ovvi motivi!) sarebbe stata quella della compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione di insularità. Si tratta ovviamente di un escamotage, poiché lo Stato non può “aiutare” direttamente le imprese attraverso la defiscalizzazione, punto cardine della norma in esame.

Con la Legge di Bilancio 2022, sia il Governo che il Parlamento hanno mantenuto l’impegno assunto.
Via libera, di fatto, alle zone franche montane, 100 milioni di euroa titolo di concorso alla compensazione degli svantaggi strutturali derivanti dalla condizione di insularità”.

Scelta politica che avvalora anche la tesi del vice presidente della Regione, “le aree montane e interne sono caratterizzate dalla doppia insularità”, afferma nel corso di dell’azione al Senato sul tema; doppiamente vulnerabili dalla condizione di essere poste all’interno di un’Isola.

Tuttavia, in Sicilia, è prevalsa la terminologia (insularità e non zone franche montane) piuttosto che la sostanza dei fatti e a nulla sono valsi gli appelli del senatore abruzzese Luciano D’Alfonso, presidente della VI Commissione.

D’Alfonso in una lettera (10 novembre 2021) sollecita il presidente Musumeci ad accettare, al fine di concludere la fase istruttoria, “la formulazione che gli Uffici nella Ragioneria Generale dello Stato hanno delineato, interpretando le aspettative dell’organo parlamentare e del rappresentante del governo (Sartore, ndr), delegato a seguire la materia”.

Non avendo ricevuto alcun riscontro, D’Alfonso il 22 novembre, da Pescara, risollecita il capo del Governo regionale e puntualizza che il finanziamento della norma “sia non statale ma regionalista, come è assestato dalla giurisdizione europea con sentenza della Corte di Giustizia Europea n. V-88/03 del 6 settembre 2006”.
A questo punto, tra le fila del Comitato regionale monta la preoccupazione in quanto dalla lettura dei giornali si evince che i cento milioni di euro vengono promessi ad un numero di organizzazioni che non basterebbe un miracolo per moltiplicarne l’ammontare.

Dall’altro lato il governo regionale si appresta a precisare che per le zone franche montane sarebbe previsto il credito d’imposta, offerta che abbiamo sempre rifiutato, anche nelle interlocuzioni romane. Per potere utilizzare questa agevolazione occorre almeno un debito fiscale pari al credito ottenuto e come tale compensabile. Quindi se preliminarmente non si è investito, non si è generata una posizione fiscale negativa e non si potrà ottenere il credito d’imposta.

Siamo al 13 dicembre 2021. Il presidente Musumeci anticipa tutti i componenti del suo governo e assicura alcuni sindaci che, dei 100 milioni previsti dalla Legge di Bilancio dello Stato (a compensazione della condizione di insularità), per il finanziamento delle ZFM, con Delibera di Giunta regionale verranno assegnati 20 milioni di euro per la fase di avvio della Legge.

Ma il 24 dicembre assistiamo ad un clamoroso “indietro tutta”.

La Giunta regionale ha dato un atto di indirizzo al Dipartimento della Programmazione “al fine di adottare tutte le iniziative necessarie, – si legge nella Delibera – finalizzate alla defiscalizzazione, per circa 100 milioni di euro, non gravanti sul bilancio della Regione Siciliana, a sostegno delle imprese operanti nelle zone franche montane”.

Vengono sostanzialmente disattese le indicazioni pervenute dalla Commissione Finanze e Tesoro, nonché le proposte di emendamento depositate dai senatori, oltre che della giurisprudenza europea, evocata da D’Alfonso.

Occorre che tutti mettano da parte l’ipocrisia delle parole e dicano con chiarezza se nelle Terre alte di Sicilia siamo nati per errore.

La battaglia di civiltà in atto (avviata da oltre 2514 giorni), a difesa del diritto di residenza, ha fatto emergere questioni riposte nel cassetto fin dal 1946, anno in cui è stato approvato lo Statuto autonomistico. Ha portato, per la prima volta nella storia della Sicilia, nelle Aule del Parlamento una questione siciliana che prima delle “Zfm” si trattava esclusivamente nei “tavoli e tavolinetti” tecnici romani.
A chi dà fastidio tutto questo?
In primis all’assessore Armao che, nel corso di una incontro con alcuni sindaci, “ha sostenuto – lo apprendiamo dalla lettura del verbale dell’incontro – che con la delibera di Giunta del 24 dicembre il Governo regionale ha garantito alla norma la giusta copertura finanziaria e di non accettare ulteriori e immotivate richieste da Roma”.

Può un “atto di indirizzo” garantire alla norma la giusta copertura finanziaria”, secondo quanto affermato dal prof. Armao?

Riteniamo che la linea politica dettata da Armao e condivisa da tutto il Governo regionale, rischia di far perdere una chance ai territori individuati dalla Delibera di Giunta n° 405 del 21 settembre 2021.
Territori in cui hanno investito aziende che non hanno la possibilità di scappare da aree ignote alla politica.

Apprendiamo, altresì, di una proposta di emendamento all’articolo 6 della Legge approvata dall’ARS il 17 dicembre 2019, redatta dall’assessore regionale all’Economia.

Armao, per delle inaccettabili ragioni, ripropone la stessa copertura finanziaria messa in discussione da “Roma”, come fin qui argomentato.

Ci appelliamo al senso di responsabilità del presidente dell’ARS e dell’intera deputazione regionale, affinché prevalga l’ascolto dei segnali di disponibilità che arrivano dalle Istituzioni romane e delle richieste di aiuto che giungono dagli operatori economici che, nelle Terre alte di Sicilia, vivono i disagi della doppia insularità.

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