Aba Catania, Enzo Cacciola l’artista che fa partecipare il cemento, il 20 maggio incontro con gli allievi

Foto dell’allestimento alla Galleria Ligreggi

Enzo Cacciola, uno degli esempi più autorevoli della cosiddetta Pittura analitica, movimento artistico nato negli anni Settanta, sarà protagonista di un incontro con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Catania che si svolgerà venerdì 20 maggio, a partire dalle 15, nell’aula magna Nunzio Sciavarrello della sede di via Franchetti, organizzato dal corso di Nuovi Linguaggi della Pittura.

Dopo un’introduzione della presidente Lina Scalisi e del direttore di Aba Catania Gianni Latino, a parlare di Cacciola – che per realizzare le sue opere utilizza materiali industriali come multigum, viti e bulloni – saranno Marcella Barone e Gianluca Lombardo, docenti appunto del corso di Nuovi Linguaggi della Pittura dell’Accademia e Massimo Ligreggi dell’omonima Galleria catanese dove è in corso una mostra dell’artista. Quest’ultimo, nato ad Arenzano (Genova) 77 anni fa, vive a Rocca Grimalda (Alessandria), cittadina della quale è stato più volte sindaco ed è particolarmente apprezzato per come, nel corso della sua lunga carriera, ha saputo trattare il cemento come materiale pittorico.

Dopo la prima personale – nel 1971, nella Galleria La Bertesca di Genova – Cacciola è stato protagonista di una ventina di altre mostre a lui dedicate nelle maggiori città d’Italia e d’Europa e ha inoltre partecipato a una cinquantina di collettive.

La Pittura analitica mirava all’essenza, alla “riduzione del quadro a quadro”, cosicché l’opera potesse mostrarsi per quel che era, senza alcun rapporto con il mondo esterno.

“Le ragioni dell’Arte e dunque anche quelle rigide della Pittura analitica – scrive Marco Meneguzzo, curatore della mostra nella Galleria Massimoligreggi di Catania – sono fatte per essere contraddette, una volta che si è imparato a rispettarle. E Cacciola fa questo: se prima analizza, ora partecipa, e se l’emotività dell’artista, prima o poi, salta sempre fuori, ciò che qui è sorprendente è la restituzione di una specie di calore emotivo a un materiale che non sapeva di possederlo. In altre parole, non è solo l’artista che partecipa, è anche il cemento”.

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