Operazione antimafia “Zeus” della Squadra Mobile etnea, colpiti gli affari del clan dei Cursoti milanesi che controllano le piazze di spaccio

Riunione Clan

Una Operazione antimafia, denominata “Zeus”, contro 24 presunti appartenenti al clan dei Cursoti milanesi, è stata eseguita la notte scorsa dalla Polizia di Catania. L’inchiesta, coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia, ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di cocaina e marijuana, porto e detenzione di armi da fuoco, spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento commesso con l’uso di armi da fuoco e ricettazione. Il cuore dell’inchiesta è composta dalle intercettazioni e dai riscontri dati anche da quattro pentiti.  I Cursoti Milanesi sono riusciti a riprendere il controllo in Corso Indipendenza dopo che i vari blitz avevano quasi fatto sparire la cosca. Le indagini del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile hanno interessato entrambe le frange che storicamente compongono il clan Cursoti Milanesi: il gruppo che sarebbe capeggiato dai fratelli Francesco e Carmelo Di Stefano, figli dello storico capoclan Gaetano inteso “Tano sventra” ed il gruppo che sarebbe riconducibile a Rosario Pitara’ inteso “u furasteri”, quest’ultimo poi deceduto nel 2020. L’inchiesta ha cristallizzato diversi momenti di fibrillazione interna al clan dopo l’ascesa criminale di Carmelo Di Stefano ai danni del gruppo storico facente capo a Pitara’, sfociati in una serie di sparatorie. Nicola Christian Parisi, “u scinziatu”, agendo sotto l’egida dell’anziano Pitara’, “u furasteri”, si sarebbe contrapposto a sua volta ai Di Stefano per il controllo dell’organizzazione e delle “piazze di spaccio” del quartiere San Berillo Nuovo. In tale contesto sarebbe maturato il tentato omicidio ai danni del cognato di Parisi,  Giuseppe La Placa inteso “u sfregiatu”, avvenuto la notte del 12 novembre 2018 a San Berillo Nuovo a causa di contrasti sorti in seguito al presunto rientro di quest’ultimo nel clan Cursoti Milanesi, dopo essere transitato in passato nei Cappello – Bonaccorsi. Quando Carmelo Distefano è stato scarcerato nel 2018 grazie al proprio carisma criminale sarebbe riuscito a compattare sotto la propria leadership le due fazioni familiari. 

Le indagini hanno permesso così di ricostruire l’organigramma mafioso, il cui vertice sarebbe stato affidato a Carmelo Distefano, coadiuvato dai luogotenenti Natale Gurreri e Giuseppe Pitera’, parente de capoclan defunto. Allo stesso modo, sono stati identificati i gregari dell’organizzazione, ai quali i vertici avrebbero assegnato compiti esecutivi (come la gestione delle varie “piazze di spaccio” del rione San Berillo Nuovo o la riscossione di estorsioni). 

Gli investigatori hanno documentato diversi “summit di mafia” tra esponenti del clan Cursoti Milanesi e boss dei Cappello-Bonaccorsi finalizzati a mediare alcuni contrasti di natura economica sorti tra le due consorterie mafiose. Le inchieste hanno consentito, altresì, di delineare la condotta illecita ascritta ad alcuni affiliati storici del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi come Carmelo Fazio “Melo biduni” e Camelo Zappala’ “u tunnacchiu” , che sarebbero entrati in contatto con il boss Distefano ed altri componenti dei Cursoti Milanesi.
Nel corso delle indagini sono stati acquisiti elementi di riscontro in ordine a un’estorsione consumata in danno del titolare di un parcheggio ubicato nel quartiere San Berillo Nuovo, costretto a versare negli anni svariate somme di denaro ai riscossori del clan, nonché di una tentata estorsione ai danni di un imprenditore locale.

L’indagine ha poi dimostrato il monopolio esercitato dal clan Cursoti Milanesi sulle numerose “piazze di spaccio” di San Berillo Nuovo, i cui gestori sarebbero stati obbligati a rifornirsi di cocaina e marijuana da Carmelo Distefano, assicurando al clan ingenti e costanti proventi illeciti che confluivano nella “cassa comune” dell’organizzazione. 
A tal proposito, oltre alla ricostruzione delle dinamiche criminali mafiose, le indagini hanno delineato anche le condotte associative finalizzate all’approvvigionamento di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, proveniente da Napoli, individuando i fornitori partenopei in alcuni pregiudicati del clan camorristico Sautto-Ciccarelli di Caivano.
In particolare, è stato ricostruito, anche rivelazioni di un pentito, il traffico di cocaina sull’asse Campania-Sicilia, nell’ambito del quale sarebbe stato delineato il ruolo degli indagati Lorenzo Cristian Monaco e Luigi Scuderi, affiliati al clan Cappello-Bonaccorsi (coinvolti nell’inchiesta Camaleonte), che avrebbero agito quali trafficanti di cocaina in joint venture col il clan camorristico di Caivano.
In tale quadro sono stati effettuati più sequestri di sostanza stupefacente, tra cui quello relativo all’arresto del “corriere” napoletano Salvatore Sanges, nel 2019, trovato in possesso di 3 kg di cocaina destinati al mercato catanese.
Le indagini hanno ribadito la conclamata pericolosità dei membri del clan mafioso dei Cursoti Milanesi che si dotavano di armi da sparo al fine di presidiare il loro territorio e di difendere i loro affari criminali da eventuali ingerenze da parte di gruppi mafiosi rivali, assicurandosi in tal modo l’apporto militare necessario a sostenere il confronto con gli altri gruppi malavitosi cittadini.

Al riguardo, durante l’attività sono state sequestrate alcune delle armi in dotazione all’associazione criminale, tra cui un fucile mitragliatore AK 47 (completo di confezione di 50 cartucce calibro 7,62×39), due pistole ed un fucile a canne mozzate.
Infine, l’indagine ha accertato che parte dei proventi erano destinati al mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie di cui i capi del clan si erano fatti carico. Nel corso dell’attività è emersa, altresì, la consuetudine, da parte delle famiglie mafiose più rappresentative del panorama catanese, di allestire bische clandestine con investimenti comuni e destinarne gli illeciti proventi al sostentamento dei detenuti di rango.

La Squadra Mobile

Anche una donna tra  gli indagati dell’operazione, venti sono stati rinchiusi in carcere; tre sono stati posti agli arresti domiciliari; uno è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. In carcere sono finiti Lorenzo Arcidiacono di 36 anni; Giuseppe Agatino Ardizzone di 29; Andrea D’Ambra di 26; Massimiliano D’Ambra di 37; Carmelo Distefano di 52; Carmelo Fazio di 62; Antonino Garozzo di 31; Orazio Garufo di 50; Natale Gurreri di 47; Giuseppe Licciardello di 24; Pietro Licciardello di 53; Salvatore Manuel Monaco di 26; Nicola Christian Parisi di 44; Gabriele Giuseppe Piterà di 40; Giuseppe Piterà di 22; Gennaro Sautto di 42; Filippo Scaglione di 48; Luigi Scuderi di 34; Fabio Setteducati di 28; Carmelo Zappalà di 56. Agli arresti domiciliari sono stati posti Pasquale Pignataro di 45 anni; Angelo Ragusa di 40; Giuseppe Platania di 37. Destinataria dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria è stata Santa Pitarà di 50 anni.

Per le vaste ed articolate attività dinamiche sul territorio finalizzate al rintraccio e alla cattura dei destinatari delle misure cautelari emesse, la Squadra Mobile della Questura di Catania è stata coadiuvata dal Servizio Centrale Operativo e ha agito sotto il diretto coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato che ha inviato nel Capoluogo etneo diversi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine. Non è mancata la partecipazione di unità della locale Questura e delle sue articolazioni nonché di unità specializzate come Polizia Scientifica, Reparto Mobile e anche di un elicottero del Reparto Volo. Nel complesso per l’Operazione di Polizia Giudiziaria convenzionalmente denominata “Zeus”sono stati impiegati quasi 200 operatori della Polizia di Stato.

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