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Non c’è rassegna migliore se non “Nuovi confini” per ospitare un concerto dai confini mobili quale quello di Linha de Passe, ovvero il trio formato dalla cantante napoletana Maria Pia de Vito (nella foto Sopra), dal chitarrista honduregno di nascita, brasiliano di crescita e italiano d’adozione Roberto Taufic, e dal  batterista e percussionista emiliano Roberto “Red” Rossi, improvvisatori che avanzano in cresta tra tradizione musicale brasiliana, napoletana e jazz.
La rassegna di classica, teatro e jazz, diretta artisticamente per la parte musicale da Nello Toscano e per la parte teatrale da Giovanni Anfuso, organizzata dal Comune di Catania – Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Associazione Algos-Monk Jazz Club e la Compagnia Produzioni Raffaello ed inserita nel più ampio cartellone del “Catania Summer Fest”, domenica 16 luglio, alle 21, ospiterà sul prestigioso palco della Corte Mariella Lo Giudice (Cortile Platamone) al Palazzo della Cultura il progetto transculturale di De Vito, Taufic e Rossi dal quale scaturisce una sorprendente organicità, che svela quanto mondi espressivi apparentemente così distanti abbiano in realtà moltissimi elementi in comune: melanconia, lirismo, fatalismo ed altri più squisitamente lessicali e melodici.
Racconta la stessa De Vito: “La collaborazione con Roberto Taufic dura da un decennio. Adoro la sua completezza: la sensibilità, l’impeccabilità e la sua concezione orchestrale dello strumento e della sua scrittura da compositore. Roberto nel 2017 ha curato gli arrangiamenti di “core/coração”, il mio progetto di elaborazione e traduzione in napoletano delle musiche dei brasiliani Chico Buarque, Guinga, Egberto Gismonti e Tom Jobim. In quella occasione Taufic mi ha proposto Roberto “Red” Rossi, un percussionista/batterista di grande talento, dalla profonda conoscenza del mondo ritmico brasiliano ed è stata passione musicale a prima vista! Questo è un trio di improvvisatori, che cammina su una “Linha de Passe”, una linea di passaggio, tra il mondo brasiliano, il jazz ed altri linguaggi, sulla linea transculturale che mi è cara”.
Uscito nel 2017 “core/coração” rappresentò un lungo lavoro di traduzione di canzoni brasiliane dal portoghese al dialetto napoletano svolto al fianco degli autori. Il titolo indica espressamente un lavoro del cuore, la cui scintilla è stata accesa dall’incontro con il compositore e chitarrista Guinga ed il successivo incontro poetico con Chico Buarque, ospite del disco in due brani “Todo sentimento” e “O Meu Guri” (quest’ultimo un duetto in napoletano). Un lavoro accurato volto a conservare intatta la bellezza, la poesia e la musicalità dei testi originali, resi nella lingua napoletana, formidabile strumento musicale, lirico, ritmico e visionario allo stesso tempo. E in questa visione metamorfica, le danze campane incrociano quelle brasiliane, e il samba visionario di Tom Zè incontra una tammurriata e insieme incorniciano il capolavoro “Construçao” di Chico Buarque divenuto “’A costruzione”, “Agua e Vinho” di Egberto Gismonti si mescola a “Voce ‘e notte”, meraviglioso esempio della grande tradizione melodica napoletana, “Teresinha” diviene “Teresella”. De Vito: “Il lavoro è stato favorito dalla straordinaria potenza del napoletano, mia lingua madre che non smette di stupirmi e di farmi innamorare”.

Da sempre attratta dalle infinite possibilità sonore della voce, Maria Pia De Vito si dedica allo studio del canto lirico e contemporaneo, concentrandosi anche sulla composizione e l’arrangiamento. Intraprende l’attività concertistica nel 1976: le prime esperienze le consentono inoltre di sviluppare doti di strumentista, dedicandosi al pianoforte e alle percussioni. Le sperimentazioni avvengono in gruppi di ricerca sulla musica etnica, interessati alla polifonia ma non solo, con particolare attenzione per le tradizioni dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana.
Nel giro di pochi anni, De Vito si ritrova a collaborare stabilmente con riconosciuti musicisti: John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu, Norma Winstone, Steve Swallow e Gianluigi Trovesi. Dimostra ben presto immense qualità: decisivi sono i 15 anni di pratica del jazz, un ampio lavoro sul songbook americano, sulla prassi dello scat e sul be-bop, avvicinandosi in seguito alla filosofia free e a quella radicale europea. Giusto coronamento di anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio sulla vocalità nelle sue tante sfumature sono le esibizioni con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Art Ensamble of Chicago, Miroslav Vitous, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Cameron Brown, Steve Turre, Maria Joao, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels e molti altri.

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