Le vicende della Chiesa madre di Montalbano Elicona nel volume di Santo Russo

Il volume del sacerdote salesiano Santo Russo, dal titolo “Chiesa madre basilica minore Maria SS. Assunta Montalbano Elicona”, Nicolò edizioni, Messina, agosto 2018, pp.116 illustrate, riporta le secolari vicende della monumentale Matrice della cittadina nebroidea, per la prima volta descritta come fiorente abitato di rara bellezza -difeso da una <rocca> medievale, poi castello edificato all’inizio del XIV secolo, già abitato da Federico II di Svevia- dal geografo Al Edris, successivamente, nel 1232, uno dei centri della rivolta guelfa, poi possesso demaniale ed infine proprietà feudale.

   Montalbano, nel 2017, è stato riconosciuto “borgo dei borghi d’Italia” per le meraviglie create dall’ingegno dei nativi e dalla stupefacente bellezza espressa nei paesaggi incantevoli e nei beni naturalistici che l’adornano.

Don Russo, già autore di una pubblicazione sul santuario montalbanese “Madonna della Divina Provvidenza” -come scrive l’arciprete, il protonotario apostolico mons. Benedetto Rotella- con la cronistoria della matrice sita nel cuore del <borgo medievale>, sede della parrocchia “S. Nicolò vescovo” patrono del paese, nel passato <collegiata> di fatto per il clero secolare (escludendo i domenicani con convento e chiesa e i gesuiti residenti nel Castello federiciano)- illustra il sorgere e lo sviluppo della civiltà cristiana nel borgo.

 Il libro percorre le vicende della basilica sulla scorta delle poche notizie conservate dai vari cronisti nel corso dei secoli e criticamente vagliate dall’autore che si sofferma nella descrizione di fatti e persone che hanno segnato la storia del paese. Sulla cima del colle s’insediò, verso il 1080, con l’arrivo dei Normanni, “la prima chiesa intitolata ai Santi Pietro e Paolo, fondata nel luogo lasciato dalle altre civiltà che si dileguavano”. La successiva tappa è del 1210, con la costruzione della seconda chiesa intitolata a S.Nicola di Bari.

   Il paese, 40 anni dopo, prese il nome di Montalbano e venne riconosciuto <Comune> avente diritto alla chiesa madre, con parrocchia curata da presbiteri di rito greco e latino e che, con la ristrutturazione del 1584 divenne cappella del Crocifisso. A rifondare la terza primaziale, nel 1584, è stato il benefattore Placido Fiore, mentre il campanile risale al 1665/75 e l’apertura al culto al 1681.

   Nel secolo XX sono intervenuti radicali lavori di ristrutturazione. Il terremoto del 1978 ha reso necessario il restauro della chiesa, la cui parrocchia nel 1987 è stata riconosciuta ente ecclesiastico civile. L’esterno della basilica, elevata a tale dignità da Papa San Giovanni Paolo II nel 1997 (per l’antichità, il culto al Crocifisso e alla Vergine, l’essere centro di vita spirituale, evangelizzazione e carità), è elegante e maestoso, con una scalinata che si dirama dal piazzale del sagrato ricavato dalla copertura di tre ossari.

   La cripta si trova sotto l’altare maggiore ed è adibita a cappella della Pietà con un Crocifisso settecentesco, già sepoltura della famiglia Fiore. La bussola della porta centrale ha vetrate policrome con la raffigurazione degli evangelisti (in passato le due porte laterali servivano per entrata ed uscita separate per uomini e donne).

    L’interno, a croce latina, ha tre navate delimitate da colonne, che terminano in absidi rettangolari. Il pavimento è di rara eleganza per i marmi pregiati: nero Alsazia, rosso Francia, giallo Siena, verde alpino e Santo Domingo, rosa Portogallo, bianco Carrara, quarzite brasiliana, onice, marmo Custonaci, armonicamente disposti. Il sacro edificio conta ben 14 altari <devozionali> ormai poco usati per le nuove norme liturgiche che hanno motivato l’adozione di artistiche <aggiunte> di arredamento cultuale che ben si armonizzano con le strutture architettoniche e scultoree barocche: ciborio, baldacchino del retablo ligneo, balaustra, ambone, fonte battesimale.

   L’organo elettrico “Tamburini di Crema” fu inaugurato nel 1950. Gli altari hanno artistici paliotti, uno diverso dall’altro. Bisogna aggiungere due particolari cappelle, una del Ss. Sacramento e l’altra di S.Nicola; la sagrestia è abbellita da un armadio rococò e da marmi colorati. Si conservano manufatti in seta di scuola messinese XVI-XVII secolo: pianete, piviali, tovaglie d’altare ricamate in oro, calici, pissidi, ostensori, un reliquiario monumentale.

 L’autore non ha trascurato di riportare le immagini con didascalie biografiche degli arcipreti. Dalla parrocchia centrale dipendono le parrocchie filiali dei villaggi S.Maria in Collis, Addolorata di Braidi, S.Barbara, S.Stefano nonché decine di chiese rettoriali. Memorabile la mostra “Magnificenza nell’arte sacra di Montalbano” nell’8° centenario della basilica. Il libro contiene 12 allegati: inventario, verbali, descrizioni lapidee, elenco dei religiosi nativi di Montalbano, bibliografia.

Antonino Blandini                                                                                                                                                                           

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