Piano City Palermo con Marcello Bonanno in concerto con Cycles il 30 settembre nell’Aula Bunker

Un pianoforte in un luogo simbolico, dal potentissimo impatto. Uno degli artisti di punta di Almendra Music, portatrice di “semi di musica della nuova Palermo” in un contesto che evoca memorie di tragedia ma anche di rinascita civile. Sabato 30 settembre 2017 Piano City Palermo presenta ‘Cycles’, il concerto di Marcello Bonanno, nell’Aula Bunker di Palermo.
Ideale anticipazione della Piano Night di domenica 1 ottobre, a cura di CLAC e Almendra Music a Cre.Zi.Plus, il concerto di Marcello Bonanno è un’occasione straordinaria per assistere alla filosofia che guida da sempre l’attività artistica e discografica di Almendra Music e in particolare dei suoi ‘piano solo concept’, nati e cresciuti in un ambiente innovativo e unico nel suo genere, un laboratorio che mette a frutto le differenze tra i suoi musicisti in una proposta forte e coerente per i tempi d’oggi, all’insegna di una musica in grado di conciliare radici, emozioni, tecnica individuale e sperimentazione.
Marcello Bonanno

Cycles di Marcello Bonanno offre un ulteriore punto di vista sugli 88 tasti: quello di una scrittura ricca, magmatica, densa di riferimenti extramusicali, informata da emozionanti meditazioni sul suono, dalle sue connotazioni fisiche alla sua dimensione simbolica, e che risolve il virtuosismo pianistico e compositivo in una sorprendente e mai banale semplicità d’ascolto. Compositore e pianista nato in Sicilia ma milanese d’adozione, Marcello Bonanno si è formato a Palermo (dove si è diplomato col massimo dei voti in Pianoforte, Composizione e Direzione d’Orchestra) e ha poi proseguito gli studi a Milano con Bruno Canino e presso l’Accademia del Teatro alla Scala. Camerista di vasta esperienza nei più vari repertori, collaboratore d’elezione di strumentisti da prestigiose orchestre europee, Bonanno si è dedicato anche all’improvvisazione radicale, lo si è visto nei circuiti europei in progetti di world music o al piano in jazz band concertata con orchestra sinfonica. Figura di riferimento per Almendra Music fin dagli esordi della factory (ricordiamo le sue Variationes super Ave Maris Stella per il violoncello di Giovanni Sollima in Sonate di Terra e di Mare), Bonanno nella sua musica porta a una evoluta sintesi scuole, stili e approdi dalle avanguardie del Novecento europeo – con una certa attenzione allo spettralismo e al post-minimal – e rimandi all’armonia e al fraseggio jazz.

«Un suono solo, unico, centrale, si materializzava granitico in una verticalità incommensurabile. Una sorta di obelisco dai profili ellittici, sempre in movimento ed impossibili da percepire nella loro finitezza…». Sono le prime battute di un racconto che Marcello Bonanno ha scritto e inserito all’interno di Cycles, una sorta di allegoria sulla visione sonora che ha ispirato la genesi dell’opera; un fenomeno sinestetico in cui immagine e suono, percezione e composizione, si intrecciano in un gioco di connessioni artistiche e personali che tornano a nutrire la musica stessa, in una ciclicità che fa da chiave di lettura – e di ascolto – dell’operazione. Cycles consegna all’ascoltatore il tesoro di queste esperienze pianistiche e compositive, in 13 brani per pianoforte solo che usano tutte le risorse dello strumento e della scrittura pianistica per condurre l’ascoltatore in un viaggio emozionante e visionario: gli armonici sulla cordiera, l’utilizzo del terzo pedale per le risonanze, il “jeu perlé”, il voicing degli accompagnamenti, gli accordi percussivi, la ricerca costante della risonanza, le produzioni sonore in “pianissimo” a martelletto ravvicinato utilizzando il “doppio scappamento”, e così via. A farla da padrone nella scrittura dei brani di Cycles sono gli “ostinati”, nelle loro diverse forme e generazioni: dalla ripetizione di marca minimalista alla “machinerie” di Ligeti o agli automi meccanici di Conlon Nancarrow, fino alle estasi del suono, di matrice orientale, ereditate dalla lezione “massimalista” di Hans Otte.
In alcuni brani sono caratteristiche una densa polifonia e poliritmia, realizzate innestando i processi tipici della musica di consumo ma condotti allo loro più estreme conseguenze, fino a provocare emozionanti cortocircuiti di pensiero. È il caso di Cycle I e Cycle III, pezzi in cui la composizione a tracce sovrapposte e reiterate, tipica dell’elettronica dance e delle derive più commerciali del minimalismo, è indagata fino a innescare una riflessione sul rapporto uomo-macchina oggi. Bonanno la chiama “elettronica fatta a mano”, partendo proprio da un utilizzo “scorretto” e disobbediente di programmi popolarissimi come Garage Band: «Invece di obbedire alle filosofie obbligate su cui sono costruiti i software per far musica col computer (da quelli più noti come Garage Band o Audacity, ai più importanti di uso professionale come Cubase, Protools, Logic o Ableton Live), ho cominciato a usarli come se fossero un musicista in carne e ossa, che reagisce a quello che suono, immettendo cellule musicali semplici e quindi trascrivendo, e poi sviluppando, la risposta che il programma genera coi suoi processi automatici. Il tutto, però, dandomi una regola precisa: che fosse tutto eseguibile in maniera canonica su un normale pianoforte, senza alcun ricorso a sovraincisioni o effetti elettronici, e tutto scritto in notazione classica su uno spartito».
Ognuno dei 13 brani di Cycles racchiude lo sguardo ampio, l’orizzonte culturale, la visione arguta e sensibile dell’autore, che affronta la scrittura contemplando elementi filosofici, scientifici, spirituali, nutrendola e vivificandola. Ma un lavoro del genere, pur pensoso e stratificato, ha un suo attento, rispettoso e sincero obiettivo comunicativo: «Credo che l’attenzione alla fruibilità sia uno dei grandi pregi del patrimonio culturale italiano, di cui andare fieri senza ottundimenti esterofili. Mi vengono in mente, di primo acchito, i nomi di Dante Alighieri o di Giacomo Puccini. Spesso purtroppo si sente parlare di “linguaggio musicale” riferendosi però alla sola “scorza sonora”, assimilando il concetto al solo “stile”. Non fermiamoci, non incartiamoci sul voler sentenziare su segno e/o simbolo, altrimenti non arriveremo mai a riconoscere che la musica comunichi qualcosa. La musica è un linguaggio per concetti, non per oggetti. È affermazione, negazione, corsa, stasi, affanno, solitudine, imposizione, violenza, garbo, dubbio, apertura, chiusura, ostinazione, tensione, ossessione, respiro, domanda, afflato, sinergia, convivenza, filiazione, proliferazione e milioni di cose ancora».
Il concerto in Aula Bunker è a ingresso gratuito con prenotazione sul sito Piano City Palermo- http://www.eventbrite.it/e/biglietti-aula-bunker-giuseppe-spataro-marcello-bonanno-37751227939
L’ingresso obbligatorio alle 17.00 è unico per tutti e due i concerti in programma, quello di Giuseppe Spadaro alle 18.00 e quello di Marcello Bonanno alle 18.30.
Info:
Almendra Music:
Marcello Bonanno:
Piano City Palermo:
di Michele Minnicino 20313 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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