“Spes contra spem”, riflessioni sul V Convegno nazionale della Fondazione “Giorgio La Pira”

Il saluto al Pontefice di Mario Primicerio, presidente Fondazione La Pira in Firenze

L’occasione del V Convegno nazionale della Fondazione “Giorgio La Pira” Spes contra spem” (Roma 22 /23 Novembre), induce ad alcune riflessioni.

E’ accresciuta la consapevolezza della esperienza di fede e politica di Giorgio La Pira.

In sintesi la Sua fedeltà ed obbedienza alla Chiesa, anche tra tante vicissitudini, ma sempre “con la schiena dritta” come ha detto nella relazione Mons. Romano Rossi, Vescovo di Civita Castellana.

La obbedienza era anche accoglienza aperta del Magistero.

Un esempio: le giornate tenute a Palazzo Vecchio, a Firenze, alla fine di settembre 1962 addirittura in “preparazione della città all’apertura del Concilio Vaticano II “.

Come scriveva La Pira, ai gruppi giovanili culturali, proponendo “alcune meditazioni miranti a dare una risposta al problema certamente più impegnativo e più attuale dei popoli (come dei singoli): questo se la storia ha un senso (se, cioè, la storia ha una “direzione “ed una finalità: e quali.)

Una fra le tante iniziative conosciute di La Pira sindaco, anticipatore da Laico della “Pastorale per la città”.

La linea tracciata si rincontra nelle indicazioni ripetute da Papa Francesco nel libro “Dio nella città” (Milano, San Paolo, 2013)

A cui ha fatto seguito l’approfondimento nei convegni riassunti nel volume “La Pastorale per le grandi città” (card. Luis Sistach, Arcivescovo emerito di Barcellona):

Una raccolta degli interventi, dei documenti e delle conclusioni del I Congresso Internazionale su questa pastorale, svolto in due fasi, a maggio e a novembre del 2014, già fu fortemente voluto dall’allora card. Bergoglio.

Ancora, lo scorso ottobre a Guadalajara (Messico) si è svolto il primo Congresso continentale di pastorale urbana per i latinoamericani, a partire dallo slogan “La gioia del Vangelo per le grandi città” e dalla certezza che Dio abita già nelle città.

Sacerdoti e Laici si sono “riuniti per accogliere la sfida lanciata dai tanti fenomeni di un mondo che si urbanizza in modo accelerato e per avere uno sguardo contemplativo verso le città, che non sia indirizzato a costruire in termini materiali, ma a scoprire come Dio abita nelle città e nelle vie in cui la Chiesa può farsi sacramento della sua presenza.”

Una prima indicazione è quella di essere specialisti della pastorale nella città avviata ancora da precursore da La Pira Sindaco.

A maggior ragione adesso che si apre la prospettiva della Beatificazione, certamente intessuta di Santa esperienza solidale e radicata con la sua città.

La universalità della Sua azione è un patrimonio ecclesiale che non si può ignorare.

Altri elementi posti in luce nella magistrale lectio del Prof. Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte Costituzionale, relatore nella seconda giornata del Convegno.

La presenza attiva e straordinariamente propositiva di La Pira nella Costituente, in sinergia, in particolare, con Dossetti e Moro.

Nei giorni della Costituente le fondamenta dello Stato nascente furono strutturalmente innestate nella primazia della articolazione Persona, Società e poi la statualità.

Un tema per le attività future con lo studio e il confronto tra le grandi spiritualità manifestate da uomini di fede, costruttori di città e di convivenza civile.

Per questo si potrebbe fare riferimento alle intraprese di Papa Francesco per l’impulso della Pastorale Urbana, leggibile negli indirizzi della “Laudato si”

A stimolare l’attenzione urbana ci sono anche dei fatti ben precisi.

Secondo dati elaborati dalle Nazioni Unite infatti, entro il 2050, la popolazione urbana mondiale dovrebbe aumentare dell’84%, passando dai 3,4 miliardi nel 2009 ai 6,4 miliardi nel 2050.

In sostanza, tutta la crescita prevista della popolazione globale sarà concentrata nelle aree urbane delle regioni meno sviluppate e in quelle emergenti, la cui popolazione dovrebbe aumentare da 2,5 miliardi nel 2009 a 5,2 miliardi nel 2050.

Insomma un processo che, come ha ricordato il Cardinale Sistach, appare irreversibile e dunque con il quale è necessario misurarsi.

Qui per noi anche nella prossima, probabile, convulsa tematica di rinnovo delle istituzioni europee si potrebbe riportare alla ribalta il silenzio sceso sulla dichiarazione delle conferenza di Barcellona del 1995.

Alcuni punti di quella dichiarazione, se non tutti addirittura, sembrano estratti dalla visione del “nuovo Lago di Tiberiade”.

“Rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, attraverso l’applicazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.

“Promuovere la sicurezza regionale, eliminare le armi di distruzione di massa, aderire ai regimi di non proliferazione nucleare sia internazionali che regionali, nonché agli accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti.”

Il secondo Capitolo della Dichiarazione di Barcellona prevede l’istituzione di un partenariato economico finanziario tra le due rive del Mediterraneo attraverso la creazione di una zona di prosperità condivisa dalle due sponde del Mediterraneo.

La zona di libero scambio, di integrazione economica precede l’unione doganale, il mercato comune e l’unione economica.

La zona di libero scambio, che si sarebbe dovuta realizzare entro il 2010, per collegare gli Stati membri dell’Unione Europea con i paesi partners mediterranei.

Non si tratta più di paesi in via di sviluppo, o di paesi terzi mediterranei, bensì di paesi partner.

Riconoscendo pari dignità ai partners e pur nei reali squilibri tra le due rive del Mediterraneo.

La prospettiva dei dibattiti e dei programmi che verranno fuori per le prossime elezioni europee, potrebbe farci dispiegare, una attenzione mirata alla ripresa del partenariato mediterraneo che avrebbe dovuto seguire la Conferenza di Barcellona del 27/28 Novembre 1995.

Una evidente anticipazione degli slogan, furbeschi dei sovranisti, in materia di emergenza migratoria” aiutiamoli nei loro Paesi” per poi disertare e disattendere lo sforzo comune messo in campo, finalmente, dall’ONU.

L’annuncio inquietante è anche del Presidente del Consiglio, Conte, che annuncia che per la questione migranti il Governo italiano ha sospeso l’adesione agli accordi per il Global compact, di Marrakesh.

Ma a fronte della cattiva volontà e dello scontro mascherato con gli stati europei e non solo che saranno all’iniziativa dell’ONU, ci sono segnali coraggiosi e incoraggianti.

Il mediterraneo, nuovo lago di Tiberiade, già vede l’iniziativa della CEI, Conferenza episcopale italiana, a cui unirsi con modalità e luoghi diversi.

L’incontro con il “beneplacito” di papa Francesco e della Segreteria di Stato vaticana avrà luogo a Bari, tra un anno novembre 2019.

“Incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo” che coinvolga i paesi che si affacciano sulle sue sponde. Si comprende come si chiede tanta preghiera e comunione spirituale in preparazione a questa auspicabile “costruzione di pace”: è interesse di tutti che l’incontro sia preceduto e seguito da iniziative non sporadiche di dialogo e conoscenza reciproca.”

Personalmente ho pensato che lo sviluppo futuro dell’azione informativa e formativa delle nuove generazioni, emersa nel dibattito, debba orientarsi su almeno due temi cari a Giorgio La Pira: la città e il mediterraneo.

Incontro con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

La giornata finale del Convegno di grande rilievo con le udienze private di Papa Francesco e nel pomeriggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha ricevuto al Quirinale, una delegazione dell’associazione guidata dal Presidente, Mario Primicerio.

Papa Francesco nell’udienza nella sala clementina ha detto: “Fratelli e sorelle, l’eredità di La Pira, che custodite nelle vostre diverse esperienze associative, costituisce per voi come una “manciata” di talenti che il Signore vi chiede di far fruttificare. Vi esorto pertanto a valorizzare le virtù umane e cristiane che fanno parte del patrimonio ideale e anche spirituale del Venerabile Giorgio La Pira. Così potrete, nei territori in cui vivete, essere operatori di pace, artefici di giustizia, testimoni di solidarietà e carità; essere fermento di valori evangelici nella società, specialmente nell’ambito della cultura e della politica; potrete rinnovare l’entusiasmo di spendersi per gli altri, donando loro gioia e speranza. Nel suo discorso, il vostro presidente per due volte ha detto la parola “primavera”: oggi ci vuole una “primavera”. Oggi ci vogliono profeti di speranza, profeti di santità, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, per lavorare e andare avanti. Oggi ci vogliono “rondini”: siate voi.”

Il Presidente Mattarella ha ricordato la familiarità con Giorgio La Pira.

Durante la Costituente spesso era ad incontrare nella loro casa romana il padre Bernardo.

Fra tutte le esperienze di La pira ha voluto tracciare la similitudine del viaggio in Vietnam per incontrare Ho Chi Min.

Il Presidente ha paragonato quel viaggio all’’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil.

Storico colloquio, avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi così significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso e per la pace mondiale.

Salvatore Di Mauro

di Michele Minnicino 20315 articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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