Il martirio di Pietro e Paolo in alcuni Padri della Chiesa e nella Letteratura apocrifa

Decollazione di san Paolo Mosaico del Duomo di Monreale - XII sec.

Agostino d’Ippona (354 – 430), in uno dei suoi Discorsi sul “Natale degli Apostoli Pietro e Paolo”, dice:  <<Celebriamo il giorno festivo reso sacro per noi dal sangue degli Apostoli. Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze, le predicazioni>> (Disc. 295, 8.8).

I santi Pietro e Paolo
vetro dorato – IV sec.
Museo Sacro – Biblioteca Apostolica Vaticana

L’antica tradizione cristiana testimonia unanimemente che la morte di Pietro e quella di Paolo avvennero in conseguenza del martirio subito da loro a Roma. Gli scritti del Nuovo Testamento non ci riportano il fatto. Gli Atti degli Apostoli terminano il loro racconto accennando alla condizione di prigionia dell’Apostolo a Roma, che poteva tuttavia accogliere tutti quelli che andavano da lui (cfr. At 28,30-31).

Solo nella seconda lettera a Timoteo troviamo queste sue parole premonitrici: <<Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele>> (2Tm 4,6; cfr. Fil 2,17). Qui sono utilizzate due immagini, quella cultuale del sacrificio, già usato da Paolo nella lettera ai Filippesi interpretando il martirio come parte del sacrificio di Cristo, e quella marinaresca della lettera a Timoteo “del mollare gli ormeggi”: due immagini che, insieme, alludono all’evento di una morte cruenta. 

La prima testimonianza esplicita sulla fine di Pietro e di Paolo risale alla metà degli anni 90 del I sec., quindi poco più di tre decenni dopo la loro morte. Nella lettera che Clemente di Roma indirizza alla Chiesa di Corinto, invita quella comunità,  alquanto turbolenta, a tenere davanti agli occhi l’esempio dei due Apostoli: <<Per invidia e per gelosia  le più grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono fino alla morte. Pietro per l’ingiusta invidia e non una o due, ma molte fatiche sopportò, e così col martirio raggiunse il posto nella gloria. Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo (di Cristo) nell’Oriente e nell’Occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto fino al confine dell’occidente e resa testimonianza davanti all’autorità,  lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenuto con ciò il più grande modello di pazienza>> (Clem. 1Cor. V,2-7).

Crocifissione di San Pietro
Mosaico del Duomo di Monreale – XII sec

La pazienza di cui il testo parla è espressione della comunione di Paolo alla passione di Cristo, della generosità e costanza con la quale ha accettato un lungo cammino di sofferenza, così da poter dire: «Io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo» (Gal 6,17). Abbiamo anche saputo dalla lettera di papa Clemente che Paolo sarebbe arrivato fino all’«estremità dell’occidente». Si discute però se questo sia un accenno ad un viaggio in Spagna che Paolo avrebbe fatto. Non esiste certezza su questo, ma è vero che Paolo nella sua lettera ai Romani esprime la sua intenzione di “andare in Spagna” (cfr. Rm 15,24).

Nella lettera di Clemente ai Corinti notiamo invece con molto interesse il succedersi dei nomi di Pietro e di Paolo, anche se essi verranno invertiti nella testimonianza dello storico Eusebio di Cesarea (265ca.- 338 ca.) che, parlando dell’imperatore Nerone, scriverà: <<Durante il suo regno Paolo fu decapitato proprio a Roma e Pietro vi fu crocifisso. Il racconto è confermato dal nome di Pietro e di Paolo, che è ancor oggi conservato sui loro sepolcri in quella città>> (Hist. eccl. 2,25,5).

Eusebio continua riportando l’antecedente dichiarazione di un presbitero romano di nome Gaio, risalente agli inizi del secolo II: <<Io ti posso mostrare i trofei degli apostoli: se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa>> (Hist. eccl. 2,25,6-7).

I “trofei” sono i monumenti delle sepolture di Pietro e di Paolo, che ancora oggi noi veneriamo dopo due millenni negli stessi luoghi, sia nella Basilica di San Pietro in Vaticano, per quanto riguarda Pietro e sia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, sulla Via Ostiense, per quanto riguarda l’Apostolo delle genti. È interessante rilevare che i due grandi Apostoli sono menzionati insieme.

Basilica di San Pietro in Vaticano – Roma

Anche se nessuna fonte antica parla di un loro contemporaneo ministero a Roma, la successiva coscienza cristiana, sulla base del loro comune seppellimento nella capitale dell’impero, li assocerà anche come fondatori della Chiesa di Roma. Così infatti si legge in Ireneo di Lione (140/150-202 ca.), a proposito della successione apostolica nelle varie Chiese: <<Poiché sarebbe troppo lungo enumerare le successioni di tutte le Chiese, prenderemo la Chiesa grandissima e antichissima e a tutti nota, la Chiesa fondata e stabilita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo>> (Adv. haer. 3,3,2). Girolamo nel De viris illustribus scrive: <<Simon Pietro, figlio di Giovanni, nato a Betsaida, in Galilea, era fratello dell’apostolo Andrea e capo degli apostoliDopo essere stato vescovo di Antiochia… durante il secondo anno dell’impero di Claudio, si portò a Roma per debellare Simone mago. Ivi occupò la cattedra episcopale per venticinque anni, fino all’ultimo anno di Nerone, vale a dire fino al quattordicesimo anno del suo regno. Sotto di lui ricevette la corona del martirio: fu crocifisso con il capo all’ingiù e i piedi rivolti verso l’alto, dichiarandosi indegno di venir crocifisso allo stesso modo del suo Signorefu sepolto a Roma, sul colle Vaticano, presso la via Trionfale>> (Cap. I).  Il martirio di Paolo per la prima volta è raccontato dagli Atti di Paolo, scritti verso la fine del II secolo. Essi riferiscono che Nerone lo condannò a morte per decapitazione, eseguita subito dopo (cfr. At. Paolo, IX,5).

La data del martirio di Paolo varia già nelle fonti antiche, che la pongono tra la persecuzione scatenata da Nerone dopo l’incendio di Roma nel luglio del 64 e l’ultimo anno del suo regno, cioè il 68 (cfr. Gir. De viris ill. 5,8). Tradizioni successive preciseranno due altri elementi: l’uno, il più leggendario, che la decapitazione avvenne alle Aquae Salviae, sulla via Laurentina, con un triplice rimbalzo della testa, ognuno dei quali causò l’uscita di un fiotto d’acqua, per cui il luogo fu detto “Tre Fontane”.

La tomba di san Paolo
Basilica di San Paolo Fuori le Mura – Roma

Anche gli Atti di Pietro e Paolo raccontano: <<Nerone, irritato, ordinò di mettere nei ceppi Pietro e Paolo e fece conservare con cura il cadavere di Simone (mago), sperando che il terzo giorno sarebbe risuscitato. Ma Pietro gli disse: “questi non risorgerà più, poiché è morto per davvero ed è stato condannato al supplizio eterno”. Nerone allora disse: “vi farò perire in modo orribile”. Pietro – rispose – “Questo non appartiene a te, anche se pensi di farci morire: bisogna che si adempia ciò che ha promesso il nostro Maestro” (78). Allora Nerone chiamò il prefetto Agrippa e gli disse: “Bisogna far morire malamente la gente irreligiosa”. Comandò che venissero fustigati con i cardi di ferro, quindi di farli morire nella naumachia. Il prefetto Agrippa rispose: “Re santissimo, non sembra conveniente quello che comandi a proposito di costoro: Paolo sembra innocente, mentre Pietro è reo d’omicidio e per di più irreligioso!”. Nerone domandò: “Come moriranno dunque?”. Agrippa: “Io penso che a Paolo come irreligioso si debba recidere la testa la testa, mentre Pietro sia levato in croce a causa dell’omicidio” Nerone rispose: “Hai giudicato ottimamente! (79). Pietro e Paolo, ricevuta la sentenza, furono tolti dal cospetto di Nerone. Paolo fu decapitato sulla via Ostiense … presso il fondo delle Acque Salvie, vicino all’albero del pino … (80). Pietro, invece, giunto alla croce disse: “Poiché il Signore mio Dio… fu crocifisso sulla terra con la croce diritta … la mia croce deve essere piantata  con la testa  in giù, perché diriga i miei piedi verso il cielo. Non sono degno di venire crocifisso come il Signore mio”. Rivoltarono pertanto la croce e gli inchiodarono in alto i piedi … (81). Gli illustri santi apostoli si spensero il 29 giugno in Cristo Gesù, Signore nostro, al quale appartengono la gloria e il potere>> (Atti di Pietro e Paolo dello Pseudo Marcello, 78-81, V sec.).

Basilica di San Pietro in Vaticano – Roma

Un altro apocrifo del VI sec. conclude il suo racconto con il martirio di  Paolo:  <<Soffrì il martirio il 29 giugno, due anni dopo la passione di Pietro, sotto il regno del Signore nostro Gesù Cristo, al quale appartengono col Padre eterno e lo Spirito Santo l’onore e la Gloria, per sempre>>(Passione di Paolo dello Pseudo Abdia, 7,30,). Nell’Apocalisse di Paolo, redatta in greco probabilmente nel 280, è raccontato che   <<L’angelo del Signore>> portò l’Apostolo sul monte degli Ulivi dove predisse: <<Tu, o Paolo, mio eletto, terminerai la tua corsa e il mio diletto Pietro, il 5 del mese di epep (=29 giugno) e dimorerai nel mio regno celeste in eterno>>.

Dalla Passione di Paolo dello Pseudo Abdia, che risale al VI sec., sappiamo  che la sepoltura di Paolo  avvenne <<fuori della cittàal secondo miglio sulla Via Ostiense>>, e più precisamente, <<nel podere di Lucina>>, che era una matrona cristiana (Cfr. 7,23-27). Qui, nel IV sec. l’imperatore Costantino il Grande (274 –  337) aveva fatto erigere una prima chiesa, poi ampliata e arricchita tra il IV e il  V sec. dagli imperatori Valentiniano II (371 – 392), Teodosio I ( 347 – 395) e Arcadio (377 ca – 408).

Sepulcrum Sancti Pauli
Basilica di San Paolo Fuori le Mura – Roma

Dopo l’incendio, scoppiato nella notte del 15 luglio 1823, che distrusse totalmente l’antica  Basilica di san Paolo fuori le Mura, che papa Gregorio Magno (590-604) aveva modificato e restaurato, nello stesso luogo fu eretta l’attuale grandiosa chiesa, che il 10 dicembre 1854, Pio IX (1846-1876) consacrò alla presenza di un gran numero di Cardinali e di Vescovi, giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione, avvenuta  l’8 dicembre. E’ importante anche constatare che le due lettere di Pietro e le tredici  di Paolo sono entrate  nella liturgia, dove la struttura è determinante per la forma della liturgia della Parola.

Pietro, che nel corso della sua vita insieme a Gesù mostra la sua debolezza umana e i suoi comportamenti contraddittori, è colui che ha fatto esperienza della misericordia di Gesù e che è testimone della sua parola e dei suoi miracoli. Egli ha ricevuto dal Signore la forza necessaria per comunicare a tutti la potenza dirompente del messaggio del Signore (Lc 22,32).

Basilica di San Paolo Fuori le Mura – Roma

Anche se con diverse personalità e diverso carisma, Pietro e Paolo sono accomunati da un forte desiderio di evangelizzazione e di diffusione del Vangelo. Coraggio e determinazione non si fermarono alla minaccia di persecuzioni, entrambi, che hanno fatto esperienza della misericordia di Gesù, ne sono diventati suoi apostoli. Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, commentando il Vangelo del 29 giugno, scrive: <<A Roma Pietro ritrova Paolo.  Non sappiamo se nel quotidiano della testimonianza cristiana, ma certamente nel segno grande del martirio. Paolo, “l’ altro”, l’ apostolo differente, posto accanto a Pietro nella sua alterità, quasi a garantire fin dai primi passi che la Chiesa cristiana è sempre plurale e si nutre di diversità». Pietro con la sua autorità, Paolo con la sua dottrina, insieme contribuiscono quotidianamente all’edificazione della Chiesa.

Diac. Dott. Sebastiano Mangano

Già Cultore di Letteratura Cristiana Antica nella Facoltà di Lettere dell’’Università di Catania

di Michele Minnicino 20302 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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