“I pupi di Bracciante” dal teatro popolare in Sicilia a Caccamo sino al 5 settembre

La mostra di pittura “I pupi di Bracciante” dal teatro popolare in Sicilia, inaugurata a Caccamo (Palermo) sabato 27 agosto nella chiesa di Sant’Antonio Abate, resterà aperta fino al 5 settembre.

Nel mondo di oggi dal virtuale ad oltranza, l’epopea degli antichi paladini della Francia di Carlo Magno riesce ancora ad affascinare nella narrazione sempre viva, propria degli esseri umani d’ogni tempo, di contese e duelli, di tradimenti ed inganni, di coraggio e ardimento, di vita e di morte, come un tempo tra cristiani e saraceni, ma anche di romantiche trame d’amore e di fedele amicizia. Laddove trionfano gli eroi nelle loro scintillanti armature decorate di sbalzi su rame, animate da accesi, colorati cimieri.                          

Così Orlando, Rinaldo, Ferraù, Sacripante, Gano di Magonza e ancora Angelica, Oliviero, Bradamante, tutti personaggi di un mondo divenuto mitico nella “Storia dei pupi” che ha trovato nella Sicilia ottocentesca il suo palcoscenico naturale sulla scia letteraria, dall’Ariosto al Tasso al Boiardo, a partire dalla “Chanson de Roland” degli antichi” trobadores”, del cui esempio i Maestri pupari si sono serviti per elaborare e costruire i canovacci delle loro rappresentazioni su teatrini popolari che hanno riscosso gli entusiastici consensi del popolo minuto ma anche l’interesse degli aristocratici colti, come testimonia nei suoi scritti il Pitrè.                           

A riproporre nel fascino di singolari scenografie e nel luccichìo delle loro armature questi mitici personaggi, “i pupi” che Franco Bracciante presenta in numerosi pannelli nella Mostra organizzata dalla Città di Caccamo (Palermo) nei locali della Chiesa di Sant’Antonio Abate (di fronte la salita al Castello) dal 27 agosto al 5 settembre.

Il pittore Franco Bracciante (a sn) e l’interno della chiesa di chiesa di sant’Antonio con le opere esposte

Impaginate con sapiente armonia, le opere realizzate in tecnica mista con uso di materiali diversi, mostrano nel luccicante specchiare dei metalli sbalzati, nella peculiarità degli antichi tessuti, dei supporti e dei colori, nella specificità dei vessilli e delle insegne degli armati, le differenze cromatiche che ne contraddistinguono l’identità, se cristiana o saracena, nella ricercata dovizia dei particolari descrittivi e identitari.                            

Nella loro varietà, inoltre, i personaggi richiamano con originalità espressiva, la mitizzazione di tutto un mondo del passato che ha visto impegnati in tutta l’isola costruttori di pupi ed armature, dipintori, scultori di teste di legno di pregiata fattura, costumisti, dipintori di scene e cartelloni, manovratori e recitanti per una resa scenica globale del “cuntu” di grande originalità e fascino.  Un artificio partecipativo che lega insieme maestranti, pupi e spettatori e ha  rappresentato da sempre codice morale di vita, laddove la voce del parlatore recitante dietro il fondale gestisce abilmente un’arte viva fatta di gesti, di sguardi, di atteggiamenti, di silenzi che i pupi di cavalieri duellanti e di cavalli scalpitanti riescono ad assumere. 

In tale magica atmosfera, tutta da gustare, inducono le opere in Mostra di Bracciante che, non nuovo a mostre personali e collettive di rilievo in Italia e all’estero, può considerarsi un cultore artistico, ma soprattutto un attento conservatore e promotore delle nostre tradizioni che non vanno dimenticate in quanto essenza pura delle nostre radici identitarie.

Vincenzo Caruso

1 Commento

  1. Ci sono stata. I quadri materici affascinano ma gli acquerelli dei pupi ti prendono per la naturalezza con cui la rigidità delle pupi si armonizza con la fantasia delicata dei colori delle armature. Un delicato rimembrare la sicilianità più cara.

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