Lockdown, in Sicilia lezioni di “small business” per cittadini ed aziende

Il Coronavirus ha devastato l’economia italiana provocando la perdita di migliaia di vite umane, posti di lavoro e per molti imprenditori anche i mezzi di sussistenza. L’impatto è stato avvertito in tutta Italia, ma soprattutto a Catania e nel resto della Sicilia, dove moltissimi lavoratori ed aziende hanno lottato duramente per non fallire.

La Sicilia ha dovuto convivere storicamente con un tasso di disoccupazione elevata. La maggior parte della terra viene utilizzata ancora oggi per le colture, in particolare grano, mandorle e pistacchi, agrumi, olive, uva e verdure. L’isola è famosa per la sua importante industria della pesca e per le risorse naturali che includono anche sale e petrolio.

Ma il settore del turismo è una parte importante dell’economia locale. Il lockdown lo ha colpito duramente insieme al settore dei servizi pubblici.

Salvatore Pappalardo, un collaboratore della Caritas Diocesana, ha vissuto in prima persona l’impatto del Coronavirus a Catania ed è stato duro: “Ho notato un aumento esponenziale di coloro che avevano bisogno dei nostri servizi di ristorazione”, ha dichiarato, ad inizio maggio, alla giornalista Stefania D’Ignoti.

Quasi il 30 percento delle imprese italiane rimane chiuso. “L’impresa nelle mani dell’usura” questo il rischio paventato dai responsabili di Unes, associazione che assiste chi vive le difficoltà legate al debito.

Il dramma Covid-19 potrebbe affondare piccole e medie aziende, già condizionate negli ultimi anni dalla crisi economica e dallo strapotere delle banche. Mentre l’estate avanza, molte aziende catanesi stanno iniziando a riaprire. Ma la battaglia non è finita, soprattutto per le piccole imprese.

Quali problemi devono affrontare le piccole imprese catanesi?

Molti clienti sono alle prese con problemi economici che impediscono loro di fare acquisti come pre-pandemia. Ed anche coloro che non hanno perso il lavoro si mostrano riluttanti nello spendere per andare, ad esempio, al ristorante, temendo ancora il rischio di infezione da virus.

In Italia, oltre all’esitazione dei consumatori, molte aziende sono condizionate dalla burocrazia e dal forte debito pubblico.

Il Governo ha istituito misure studiate per aiutare le imprese a sopravvivere, ma questi aiuti potrebbero non essere adeguati. Sono in vigore sconti fiscali per le imprese in difficoltà, crediti d’imposta per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI) e altre misure economiche. Ma molte aziende catanesi fanno fatica a navigare tra le problematiche legate alla burocrazia per sfruttare al meglio queste misure.

Roberto Ferraro, proprietario di una pasticceria, si è sentito frustrato dagli ostacoli burocratici e dalla mancanza di informazioni su quando i fondi saranno disponibili: “Quando potrò ottenere i soldi? Le banche non sanno rispondere, dipende, giorni, settimane, nessuna certezza”, ha dichiarato Ferraro, a fine aprile, all’agenzia di stampa Reuters.

Eppure molti cittadini, in alcune realtà territoriali, stanno cercando il modo di mantenersi nonostante la pandemia e la perdita di un reddito sicuro.

Come le aziende catanesi stanno reagendo al post-pandemia?

In Sicilia, Catania è stata la più colpita dal Coronavirus. Molti lavoratori si sono ritrovati senza un’occupazione, a causa della situazione complessa e difficile.

Aziende, associazioni di volontariato e gente comune hanno resistito sostenendosi a vicenda durante questo drammatico periodo. Sono diversi i modi in cui le aziende stanno provando ad affrontare il “ritorno” alla normalità.

Molti ristoranti hanno attivato il servizio di asporto e consegna a domicilio, impiegando tempo per servire più clienti, pur rispettando i protocolli riguardanti il distanziamento sociale.

Da evidenziare le misure adottate dalla Cassa Edile Siracusana per tentare di tamponare l’emorragia reddituale a cui sono state sottoposte le famiglie dei lavoratori edili. Gli imprenditori, Giuseppe Mezzio e Salvo Carnevale, presidente e vice presidente, hanno utilizzato un fondo locale per pagare ai dipendenti oltre 2 milioni di euro e un ulteriore contributo per compensare la perdita di reddito causata dal fermo dei lavori di costruzione.

Le associazione di volontariato, comprese le ONG internazionali, hanno fornito servizi di consegna di alimenti e medicine essenziali per anziani e altre persone ad alto rischio. Altri gruppi hanno organizzato workshop per aiutare la popolazione e i rifugiati ad acquisire nuove competenze per migliorare le loro capacità con impatto positivo sulla comunità.

La perdita di vite umane a causa della pandemia è stata devastante. Mentre Catania cerca di ripartire dopo il lockdown, molte aziende catanesi stanno lottando per riprendersi dal negativo impatto economico causato da mesi di chiusura e mancanza di occupazione.

Il futuro di Catania e dell’Italia nel suo insieme richiederà molta creatività e sostegno reciproco nei prossimi mesi.

Diventa il primo a commentare

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*