L’Italia guarda all’Europa sperando in un 2016 di crescita

L’andamento dell’inflazione rappresenta un elemento di criticità del quadro macroeconomico italiano e dell’area euro. Per quanto i timori di una deflazione siano in via di attenuazione, l’attuale fase di prolungata debolezza della dinamica dei prezzi non trova riscontro nel recente passato, costituendo un elemento di preoccupazione per il radicarsi di aspettative in grado di minare l’efficacia della politica monetaria.

Mentre i primi tre mesi del 2015 hanno registrato, sia in Italia sia nell’area euro, una flessione del tasso di inflazione, nei trimestri successivi si è determinata un’inversione di tendenza, sebbene con ritmi di crescita estremamente contenuti. Tale dinamica, guidata in misura prevalente dai ribassi dei costi energetici, ha accomunato la maggior parte delle economie dell’area euro. L’intensità è però risultata diversa tra i 19 paesi, a riflesso delle differenti caratteristiche strutturali e dell’andamento relativo del ciclo economico. La dispersione tra i tassi d’inflazione all’interno dell’area euro (misurata come deviazione standard non ponderata), in discesa dal 2010, ha toccato un minimo nell’agosto 2014, per poi aumentare moderatamente nei mesi successivi.

Isolando le tendenze delle principali componenti di fondo, la dispersione nell’ultimo anno appare lievemente differente per i beni industriali non energetici e per i servizi: mentre i primi hanno mostrato un moderato aumento, i secondi hanno evidenziato una riduzione. In questo quadro, nel 2013 e 2014 il differenziale inflazionistico dell’Italia rispetto alla media dell’area euro si è ridotto e nel 2015 (media dei primi 11 mesi) è tornato lievemente positivo. Guardando all’indicatore delle tendenze di fondo, il differenziale tra Italia e area euro risulta in riduzione dal 2011, ma la tendenza si è invertita dal 2014, anche per effetto di un quadro economico meno favorevole.

Tale evoluzione è stata guidata principalmente dall’inflazione nei servizi, con un divario rispetto alla media dell’area in progressiva riduzione a partire dal 2012. Per i beni industriali non energetici, il differenziale rispetto al tasso medio europeo, nullo nel 2013, si è ampliato a quasi mezzo punto percentuale nel 2014 e nel 2015, segnalando una mancata correzione al ribasso dei prezzi pur in presenza di un debole andamento della domanda interna. Analizzando il differenziale inflazionistico dell’Italia verso le principali economie dell’area per questo comparto, si osserva dal 2013 una chiusura del divario con la Germania, mentre rimane ampio e in aumento quello con la Francia (0,8 e 1 punto percentuale a nostro sfavore nel 2014 e nei primi 11 mesi del 2015), nonostante una maggiore similarità della fase ciclica.

La risalita dell’inflazione attesa nei prossimi mesi segnerà un momento importante per capire se il riallineamento osservato nei ritmi di crescita della core inflation possa essere mantenuto anche in futuro, in modo da non determinare ulteriori perdite di competitività rispetto ai partner europei.

(fonte Istat)

di Michele Minnicino 20313 Articles
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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