Tabagismo, una battaglia dura da vincere

“Si crei una disapprovazione generale da parte della gente nei confronti del fumatore di sigarette e si coinvolgano l’opinione pubblica, le società scientifiche, i malati e gli ambientalisti in un movimento influente a indirizzare le decisioni dei governi e la tendenza a mistificare l’esistenza del danno da tabacco, si facciano rispettare i divieti di legge già previsti, tipo quello di fumare anche all’esterno  …. Ne va della salvaguardia della tutela della salute personale e pubblica, perché il fumo è la prima causa di aggressione alla salute pubblica!” Queste ed altre indicazioni e raccomandazioni di personalità come Silvio Garattini dell’istituto Mario Negri e Girolamo Sirchia, ex ministro della Salute, assieme alla constatazione che il numero dei fumatori in Italia (di oltre 10 milioni) è stabile da diversi anni.

L’epidemia da tabacco non scende e la lotta alla dipendenza del tabacco, perché di dipendenza si tratta, con un introito per le casse dello Stato di 13 miliardi di euro, rende poco popolare la sfida e lontano l’obiettivo della cessazione di questa specifica dipendenza. Dati e riflessioni che sono scaturite dagli interventi di saluto, prima, e poi dalle relazioni del webinar del 7 maggio su “Il trattamento del tabagismo”, organizzato dalla National School of Medical Tobaccology  (NSMT) della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB). E’ stato un interessantissimo e qualificato incontro di esperti a livello internazionale delle Università di Pisa  e Verona e dell’Istituto Tumori di Milano, e tra questi Maria Sofia Cattaruzza presidente eletto della SITAB per il prossimo triennio, Cristiano Chiamulera e Laura Carrozzi, Francesco Pistelli , Elena Munarini e Biagio Tinghino , direttore scientifico della Scuola, ed ancora Salvatore Cardellicchio, Roberto Boffi, Fabio Lugoboni della Medicina delle Dipendenze dell’Università di Verona e Vincenzo Zagà, presidente della SITAB, a moderare una tavola rotonda conclusiva sul trattamento del tabagismo in ambulatorio e nei centri anti-Fumo.

Perché di guarire dal tabagismo si può – la smoking cessation –  con tanto di medaglia di ex-fumatore, come dimostrato nei casi clinici presentati e nonostante la gravità della dipendenza e spesso della o delle patologie associate, come nei pazienti psichiatrici e in quelli con tumori, dove il continuare a fumare è devastante per il paziente e, viceversa, smettendo si massimizzano i risultati delle terapie oncologiche anche nei tumori non fumo-correlati, come i linfomi. Che guaio che il 40% circa dei pazienti oncologici italiani non abbia ancora smesso di fumare! I farmaci ci sarebbero, anzi sono sicuri, efficaci e generalmente ben tollerati e alcuni prescrivibili a carico del SSN nell’ambito di specifici piani terapeutici a cura di un centro anti-Fumo.

Certo ci sono anche le sigarette elettroniche (e-cig) e poi anche il tabacco riscaldato  (heat-not-burn) presente in Italia dal 2014 che porta a “svapare” il vapore prodotto, che sono tutti sostituti della nicotina (NRT) assieme ai cerotti transdermici o le gomme da masticare e le compresse da sciogliere in bocca, ma il fatto è che la dipendenza dalla nicotina è la più pericolosa rispetto alle droghe perché è la più subdola e dà effetti piacevoli utili alla vita quotidiana e ne rinforzano la cronicità e l’uso.

Tra i farmaci veri e propri, oltre ai sostituti della nicotina che vanni personalizzati da individuo a individuo per le concentrazioni di nicotina presenti e variabili ed anche per i frequenti effetti collaterali, tra cui la cefalea, il farmaco di prima linea è il Bupropione, un antidepressivo che può comportare una difficoltà a dormire, e poi la Vareniclina, un farmaco specifico – un agonista dei recettori nicotinici dell’acetilcolina – per la cessazione della dipendenza da nicotina per un trattamento di 12 settimane e senza alcuna controindicazione per patologie associate; ed infine, ma solo per preparazioni galeniche in Italia, la Citisina, che si avvale dello stesso meccanismo d’azione della Vareniclina ma è meno efficace.  Ma accanto ai farmaci non può mancare, perché indispensabile, un sostegno comportamentale per uscire definitivamente dalla dipendenza dal fumo. I fumatori vanno motivati e sostenuti, per loro occorre pianificare un percorso di trattamento, di corretto uso dei farmaci e di integrazione coi servizi di secondo livello.  

Tra le strategie proposte dall’OMS per la riduzione del danno da tabacco sono state ricordate il contrasto alla vendita (in qualsiasi forma), l’aumento della tassazione, la riduzione del contenuto di nicotina, l’offerta di aiuto e farmaci per la cessazione dal fumo, la proibizione della pubblicità. Ma tant’è!

Vincenzo Caruso

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