“La senzazione di fermare il tempo”, incontro con il fotografo catanese Dino Stornello: “Cerco di riprodurre l’animo del soggetto fotografato”

Dino Stornello, Guia Jelo e Maria Grazia Cucinotta

Discreto, disponibile, galantuomo, professionale. Questo e tanto altro è il fotografo catanese Dino Stornello che ha sempre operato nella città etnea, coltivando da ben 46 anni le sue due passioni: fotografia e spettacolo, cercando di cogliere col suo obiettivo momenti di scena sui palcoscenici della città. Formatosi con l’analogico, nato e vissuto sempre a Catania, negli anni ’80, Dino Stornello si è occupato di scattare le foto di scena del Teatro Stabile di Catania, avvicinando così i grandi maestri e i giovani attori appena diplomati alla Scuola Umberto Spadaro. Nel suo archivio sono presenti i più noti attori del cinema nazionale e internazionale che ha immortalato sul palco del Festival cinematografico di Taormina dal 1981 ad oggi come inviato del quotidiano “La Sicilia”.

Dino Stornello a teatro – Ph. Antonio Parrinello

Apprezzando la sua serietà e disponibilità, il suo essere riservato, in occasione della sua fortunata ed apprezzata personale, svoltasi dal 26 giugno al 2 luglio alla Casa del Cinema di Taormina, dal titolo “Quarant’anni di sorrisi. Dino Stornello racconta il Festival” (1981-2021), ho colto l’occasione per tracciare un suo profilo e conoscerlo meglio. Confermando la sua simpatia e disponibilità Dino Stornello mi ha raccontato di se stesso, del suo lavoro, della sua formazione, delle sue passioni, dell’evoluzione della fotografia e soprattutto dell’importanza dei sorrisi e della voglia, del tentativo, con uno scatto, di fermare l’attimo fuggente.

Dino Stornello a Taormina

La personale alla Casa del Cinema di Taormina – racconta Dino Stornello – ha rappresentato la soddisfazione di vedere utilizzati i miei scatti per ricordare a quanti sono venuti a vederli periodi e momenti irripetibili, volti che tanti vedevano per la prima volta in quanto ripresi in momenti in cui erano particolarmente giovani o colti in espressioni di spensieratezza e di giovialità. Spesso “complici” nella posa assunta; talvolta colti a loro insaputa in espressione comunque sorridente. Il sorriso è stato infatti volutamente il filo conduttore della mostra, volendo dare una sensazione di leggerezza, ma anche di ripresa in questi momenti bui che stiamo vivendo, con una pandemia non ancora “domata” e una guerra in corso nella nostra Europa”.

Quando hai capito che volevi fare il fotografo? Parlaci dei tuoi inizi e della doppia passione fotografia – palcoscenico...

All’inizio, nel 1970, era un’opportunità di lavoro e cominciai con lo sport, collaborando con un’agenzia fotografica. La svolta avvenne nei primi anni ’80 quando cominciai a fare foto al Teatro Stabile di Catania per conto del quotidiano “La Sicilia”. Conobbi così i grandi attori che calcavano quelle scene: Turi Ferro e Ida Carrara, Marcello Perracchio, Mariella Lo Giudice, Ileana Rigano, Anna Malvica, Tuccio Musumeci, Miko Magistro, Pippo Pattavina e poi i giovani diplomati alla prestigiosa scuola di recitazione “Umberto Spadaro” fondata da Mario Giusti e diretta, in quegli anni, da un grande maestro, Giuseppe Di Martino, che forgiò gran parte di quegli attori che oggi calcano le scene dei più rinomati teatri italiani”.

Mariangela Melato (Ph. Dino Stornello)

Cosa cerchi di cogliere nel momento dello scatto e qual è, secondo te, lo stato d’animo di chi guarda le tue foto e ricorda volti, tempi e vite passate?

Se parliamo di foto posate cerco di cogliere l’”anima”; se invece si tratta di foto di scena cerco di cogliere ciò che l’attore esprime con gesti e parole. In entrambi i casi cerco di rendere il “personaggio” più vero possibile, nelle sue espressioni più naturali. Generalmente chi guarda le mie foto d’archivio le vede con occhio nostalgico, ricordando momenti vissuti o volti che gli sono familiari o che si identificano con personaggi messi in scena negli anni passati“.

Hai dei modelli a cui ti ispiri e quali maestri, tra teatro e cinema, ricordi con piacere? Qual è il tuo modo di esprimerti con le foto?

Non ho un modello particolare di riferimento, ma certamente i grandi maestri del Novecento, di cui ho spesso osservato gli scatti, avranno esercitato la loro influenza. Con le mie foto cerco di riprodurre l’animo del soggetto fotografato“.

Dei personaggi che hai fotografato in tutta la tua carriera, tra cinema e teatro, chi ti ha impressionato di più, chi ti ha regalato preziosi aneddoti, chi ti ha arricchito dentro?

Certamente i grandi attori che ho conosciuto negli anni Ottanta e che in parte sono, purtroppo, scomparsi: lo studio dei dettagli fino al perfezionismo di Turi Ferro o di Pippo  Pattavina, la capacità di improvvisazione di Tuccio Musumeci a cui basta la mimica facciale e il gesto controllato, minimale direi, per coinvolgere il pubblico; gli insegnamenti del regista Giuseppe Di Martino che da burbero buono “cazziava” gli allievi per trarne il meglio (e ci riusciva) facendone quegli eccellenti protagonisti che sono oggi“.

Monica Bellucci – Foto Dino Stornello

Fotografia e teatro, due passioni che hanno segnato la tua vita. Quali differenze riscontri nei due settori tra l’inizio della tua carriera ed oggi?

Per la fotografia è cambiata radicalmente la tecnologia ma, forse, non la tecnica che resta comunque appannaggio di ciascun fotografo in base alla propria esperienza. Nel teatro invece ciò che colpisce è il constatare come spesso a tempi relativamente lunghi di preparazione di uno spettacolo corrisponda poi una messa in scena che magari si riduce ad un solo fine settimana. Raramente ci sono i grandi numeri di una volta, con le compagnie numerose, le tourneé di qualche anno fa, le scene ricche. Oggi, per evidente necessità di risparmio, si cerca di ottimizzare con una sorta di minimalismo”.

Pregi e limiti nella fotografia di ieri e di oggi. I cambiamenti dall’era del bianco e nero a quella a colori, dall’analogico al digitale…

Quando cominciai il fotografo disponeva di un numero limitato di scatti e la foto la “costruivi” prima ancora di scattare, centellinandone il numero. Oggi, con l’avvento del digitale, questo limite “numerico” non c’è più, ma ciò complica il lavoro di editing; selezionare lo scatto “giusto” fra tanti simili non è semplice. Con l’analogico e il bianco e nero ho passato infinite ore in camera oscura e confesso di essere rimasto legato a quella “scuola” ed amare ancora oggi il bianco e nero. Con l’avvento del colore non ho più stampato io le mie foto, almeno fino all’avvento del digitale; a quel punto tutto il lavoro si è trasferito al computer e, volendo, si può anche stampare con una semplice stampante da tavolo se non si hanno grandi pretese di qualità”.

La personale di Dino Stornello a Taormina

Dallo scatto alla realizzazione finale della foto. Qual è il momento più difficile? Dalla camera oscura al computer. Come hai affrontato il passaggio?

Lo scatto e l’editing vanno di pari passo: la buona realizzazione dello scatto aiuta la foto, ma anche il lavoro di ex camera oscura – oggi computer grafica – aiuta la realizzazione di una buona foto. Il passaggio è stato naturale ed oltre tutto imprescindibile”.

Da testimone che immortala l’attimo fuggente, da fotografo, come definisci oggi il legame con la tua città e con la Sicilia?

Il legame con la Sicilia e con la mia città in particolare non è mai venuto meno visto che è in queste realtà che svolgo da sempre la mia attività”.

A teatro – “Il cavaliere Pedagna” – Ph. Dino Stornello

Che genere di rapporti instauri o provi ad instaurare nel momento o nell’occasione dello scatto?

Con molti degli attori con cui mi trovo a lavorare c’è già da tempo un rapporto affettuosamente amichevole; con tutti comunque cerco di instaurare quella fiducia e complicità che rende più vero lo scatto”.

L’attimo dello scatto – Foto Olga Stornello

Cosa si innesca il quel preciso istante che ferma, che immortala il tempo? Quali sono le tue sensazioni ed impressioni prima e dopo lo scatto?

La sensazione di avere appunto “fermato” il tempo cogliendo un’espressione che sarà irripetibile; magari ce ne saranno mille altre simili, ma mai identiche!“.

Dino Stornello fotografo, osservatore attento e privilegiato di attimi, sorrisi e volti, ma come ti definisci, come ti racconti, lontano dalla macchina fotografica e nella vita di tutti i giorni?

Credo di essere una persona normalissima, con le priorità di chi ha una famiglia che giustamente necessita di ogni attenzione e quindi bisogna trovare il giusto equilibrio per conciliare le esigenze del lavoro con quelle della famiglia. Mia moglie, che da oltre trent’anni mi sopporta e mi supporta potrebbe testimoniare quanto tempo (spero non troppo) la fotografia ruba alla quotidianità…“.

In una realtà complessa e spesso spietata – dopo due anni difficili e con una pandemia ancora tra di noi –  qual è secondo te la forza del sorriso e quanto è importante, ieri come oggi, affrontare la vita con ottimismo e armati sempre di un sorriso per ogni occasione…

A teatro, “Il Tartufo” – Foto Dino Stornello

Sorridere, nei limiti del possibile, aiuta a stemperare le angosce della quotidianità dei nostri giorni. Sforzarsi di considerare il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto, aiuta a mantenere quel pizzico di positività che ci vuole per non lasciarsi vincere dallo sconforto ed affrontare le avversità della vita”.

E’ più facile oggi scegliere di fare il fotografo rispetto a quando hai iniziato tu? Che qualità e competenze richiede la tua professione e che consigli daresti ai più giovani che vogliono intraprendere questo lavoro?

Non credo sia più facile oggi rispetto a ieri; la fotografia digitale, anche e soprattutto tramite i telefonini, ha provocato un surplus di immagini spesso a detrimento della qualità. Chi vi si vuole dedicare a questo lavoro seriamente deve essere cosciente del fatto che, come in ogni lavoro fatto bene, non si può contare solo sulla fortuna di cogliere l’attimo. Per riuscirci bisogna fare tanta gavetta, avere il “colpo d’occhio” non s’improvvisa”.

A teatro, “Peppa la Cannoniera” – Ph. Dino Stornello

Quali progetti hai in cantiere?

Non ho un progetto particolare e finché  la passione, la voglia di realizzare delle belle (ma non sta a me dirlo) foto mi sosterranno, continuerò a coniugare fotografia e spettacolo. Si vedrà….”.

Grazie Dino della tua disponibilità e regalaci ancora tanti sorrisi e tante immagini, a colori ed in bianco e nero, per immortalare l’attimo e per illuderci di fermare un tempo sempre più sfuggente… 

di Maurizio Sesto Giordano 675 Articles
Giornalista con esperienza trentennale nella carta stampata, ha collaborato per oltre venticinque anni col “Giornale di Sicilia”. Cronista e critico teatrale, da anni collaboratore dell’associazione Dramma.it, cofondatore nel 2005 del quotidiano di informazione www.cronacaoggiquotidiano.it. Esperto in gestione contenuti, editing, video, comunicazione digitale e newmedia, editoria cartacea, consulenza artistica, teatrale e sportiva.

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