Ricordo di Remo Bicchierai, innamorato del Catania Calcio e della città etnea, contribuì alla conquista dell’8° posto in A nelle stagioni 1963/64 e 1964/65

Remo Bicchierai ed il Catania Calcio

Remo Bicchierai non è l’unico escluso – fra quelli che appartengono fortemente alla storia del Catania – dagli affreschi della cinta muraria del Massimino; ma certamente, la sua scomparsa, di là degli usuali comunicati, affligge coloro che hanno memoria meno corta e non guardano solo a chi manda il pallone nella rete altrui ma anche a chi fa in modo che non finisca nella propria. Il numero cinque (centromediano e, a volte, “libero”) ha contribuito alla permanenza nella massima serie per tutto il ciclo, nient’affatto episodico, degli anni Sessanta.

Sarà anche perché nella mia minuscola esperienza calcistica ho portato spesso sulla maglia il suo stesso numero, egli nel mio murale ideale è ben presente.   Era un comprensibile riferimento, di dieci anni più “grande”, essendo nato il 18 agosto del 1938 a Firenze (come Biagianti). Perno davvero insostituibile della difesa, è presente – come titolare – in tutte le collezioni di figurine degli anni in cui fu tesserato con il Catania; ininterrottamente dal 1962 al 1967 (sempre in serie A, tranne che nell’ultimo campionato giocato in serie B), sommando oltre 110 presenze (115, secondo AA. VV., Tutto il Catania minuto per minuto, Geo, Empoli, 2010).

Remo Bicchierai

Era cresciuto nell’Empoli e aveva giocato anche nel Lecco ma, soprattutto, aveva masticato amaro nell’Inter, dove – rimasto dal 1960 al 1962 – era stato relegato ai margini (solo tre presenze).

Al Catania giunse, dunque, nella stagione 1962-1963 e occupò il posto di Elio Grani, gran difensore ridimensionato dallo “stile Juventus” (quella volta fu Sivori a mandarlo all’ospedale e, in sostanza, a distruggergli la carriera). Fu schierato già nelle prime due partite in trasferta (Torino e Spal) che fruttarono due preziosi pareggi (1-1 e 2-2); al rientro in città, davanti alla folla acclamante alla Stazione, fu sorpreso dal calore dei tifosi (Ivi, p. 205). Per la successiva, lanciò il guanto di sfida alla sua ex squadra (l’Inter di Herrera e Corso che vincerà il torneo); era il 30 settembre del 1962 e, dopo il minuto 63, fatale ai nerazzurri (Milan segna la rete decisiva all’Inter!), gli toccò, insieme a Vavassori e soci, di rendere invalicabile il muro che consentì di “tenere” il risultato. Del resto, “roccia inespugnabile dalla forza spaventosa” lo definisce Paolo Russo (cfr. anche: C. Gennaro e L. Prestinenza, Dal fondo un traversone – Sessant’anni di Catania, Bonanno, Acireale-Roma, 2003, p. 47) che aggiunge: «…in difesa Bicchierai cercava in tutte le maniere di mettere una pezza. Dava il meglio di sé nelle giocate in acrobazia, ci voleva fegato ad affrontarlo e chi provava a dribblarlo assaggiava i suoi tacchetti. Aveva il compito di frenare gli avversari e con sciabolate lanciare i compagni dall’altra parte del campo. Gli avevano affibbiato l’etichetta di mastino e invece in tantissime gare nella massima serie non fu mai espulso. Aveva un solo difetto: era un po’ esibizionista…» (Paolo Russo, Il Catania, una storia d’amore, De Bastiani, Godega di S. Urbano – TV – 2010, p. 42).

Gli aneddoti sul giocatore sono tanti.

Raffaele Bella, classe 1947, minuscola e agilissima mezzala di Acireale, fu centrocampista rossazzurro – tra il 1966 e il 1968, in serie B – quando le rivalità tra le due tifoserie non esistevano. Anzi, ci tiene a precisare: «…erano gli anni in cui all’annuncio di un gol del Catania esplodeva il boato incontenibile dell’intero stadio di Acireale… Fu Massimino, di cui conservo, comunque, un affettuoso ricordo, che diede il via alla rivalità mai più sanata, in occasione del derby, sminuendo il valore della squadra granata, e da allora non c’è stata più pace…». Racconta che Bicchierai, il quale gli sembrava un gigante [secondo le varie fonti, era alto cm 178 e aveva un peso-forma di 78 Kg; dunque, “gigante” lo sembrava per il contegno] ed era considerato dai compagni per lo meno riservato se non proprio scontroso, lo pose da subito sotto la sua ala protettiva al punto che una volta, in occasione di un fallaccio da tergo che Bella subì dal mestrino Rino Bon, difensore del Palermo, andò personalmente a “chiedere conto” all’autore!  (cfr.: Salvo Nicotra, Raffaele Bella granata in rossazzurro, BOX in rete, 15/12/2006)

Racconta ancora Carletto Facchin: «Con noi c’era Remo Bicchierai, un toscanaccio simpatico, duro come la roccia, ma un esibizionista inguaribile. Usciva per ultimo dal sottopassaggio allo stadio, si fermava sul primo palo, gli sbatteva sopra le scarpe, poi salutava il pubblico. Una volta, a Firenze [la sua città, n.d.r.], si attardò negli spogliatoi e arrivò a partita iniziata (l’arbitro non se n’era accorto). Fece segno, il direttore di gara lo fece entrare. E lui a borbottare: “Ma come s’è permesso ‘sto bischero di cominciare senza di me”? Ma sottovoce» (cfr.: Gennaro e Prestinenza, cit., p. 140).

Sì, forse, un po’ esibizionista lo era, ma come si faceva a non entusiasmarsi quando arpionava il pallone e, magari, pur essendo da solo, si produceva in qualche gesto “acrobatico” (quelli di cui si diceva prima)? Il calcio è anche spettacolo.

«Bicchierai, quel fiorentino emigrato a Catania», come lo hanno definito i suoi concittadini di “violanews.com” (cfr.: http://www.violanews.com/stampa/bicchierai-quel-fiorentino-emigrato-a-catania/?refresh_ce-cp), nelle statistiche figura tra i cinquanta giocatori che hanno accumulato il maggior numero di presenze nell’intera storia del Catania.

In città è tornato anche a carriera conclusa; sicuramente nel 1991, come testimonia una foto (cfr.: Russo, cit., p. 108) in cui è ritratto insieme ad altre “vecchie glorie” come Michelotti, Prenna, Morelli, Rambaldelli, Calvanese, Macor, Cinesinho e Ferretti…

Chissà se adesso, avrà voglia di coinvolgere “lungo i pascoli del ciel” (come diceva Rascel in una sua canzone) qualcuno di coloro che lo hanno preceduto (Memo Prenna, Beppe Vavassori, Franco Giavara, Giorgio Michelotti…) nell’ennesima sfida a Mariolino Corso, Giacinto Facchetti, Armando Picchi (ché con gente di tale calibro aveva giocato, insieme e da avversario)… Qui, per la prossima partita al Massimino la società etnea ha formalmente richiesto di effettuare un minuto di raccoglimento e di potere apporre la striscia nera al braccio dei giocatori. So già che mi commuoverò.

Salvo Nicotra

Salvo Nicotra si è occupato di così tante cose da sentirsi – talora – come uno che non ha concluso niente (lo diceva anche Luigi Tenco ma lui era un grande!)… Laurea in Lettere all’Università di Torino con tesi in Storia del Teatro (più precisamente, sull’attualità dell’Opera dei Pupi; Antonio Attisani, relatore; Alfonso Cipolla, correlatore), regista teatrale, uomo di cultura e di sport, ha collaborato sin dalla (lontana) giovinezza e collabora – nella “maggiore età” – con varie testate giornalistiche; nella “precedente vita” è stato lavoratore pubblico e dirigente sindacale.

2 Commenti

    • Ho avuto modo di conoscere personalmente, assieme a mio figlio Massimiliano, Remo Bicchierai nel 2006, quando si celebrarono i 60 anni del Calcio Catania. Anch’io da bambino vestivo, giocando con i miei amici, la maglia rossazzura con il numero 5. Con Remo spesso ci sentivamo per telefono per gli auguri del suo compleanno (18 agosto) e per gli auguri di Natale e Pasqua. Mi è dispiaciuto tanto, a parte la sua scomparsa, non esser potuto andare ai suoi funerali a Firenze per quanto non sia riuscito a mettermi in contatto con la famiglia, dal momento che il suo cellulare risultava spento nell’immediatezza. Non so a tutt’oggi la causa della sua scomparsa. Remo era un eroe per noi tifosi. Riusciva davvero a bloccare qualsiasi attaccante, anche tra i più celebri che vennero negli anni 60 al vecchio Cibali. Ciao Remo!

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