“Prova” di Pascal Rambert racconta al “Verga” di Catania l’implosione di un’unione artistica

Nella foto i protagonisti dello spettacolo "Prova"

Quali le criticità nel mestiere dell’artista, quale il suo rapporto tra vita e finzione? “Prova” è la versione italiana di “Répétition”, spettacolo scritto e diretto da Pascal Rambert, che per questo atto unico è stato insignito in Francia del Premio annuale per la letteratura e la filosofia intitolato a Emile Augier.  Quanto all’allestimento in francese, Rambert ha scelto interpreti del calibro di Emmanuelle Béart, Audrey Bonnet, Stanislas Nordey e Denis Podalydès: una produzione di grande successo che ha debuttato al parigino Festival d’Automne ed stato presentato in esclusiva assoluta italiana a Vie Festival nel 2015. Altrettanto riuscita la produzione realizzata in Italia da Emilia Romagna Teatro Fondazione, che sarà ospite dello Stabile di Catania al “Verga” dal 15 al 20 marzo, nell’ambito del cartellone tematico “#fatti non foste ad esser come bruti” impaginato dal direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale, che in “Prova” qui invita a trovare spunti sull’attuale “crisi dell’arte”.

Rambert firma testo, regia e coreografia, le scene sono di Daniel Jeanneteau, luci di Yves Godin, musiche di Alexandre Meyer. Sempre di Rambert, ERT aveva precedentemente prodotto la versione italiana di Clôture de l’amour”, nel quale Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi hanno magistralmente interpretato la cronaca sublime di una separazione annunciata. Questo nuovo lavoro non è più incentrato sul tema dell’amore e della separazione ma riguarda la scrittura e l’atto creativo. E, al centro, l’essere umano, l’artista, confusi, messi a nudo. In “Prova” ritroviamo dunque Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi insieme a Laura Marinoni e Giovanni Franzoni.

Pascal Rambert, direttore del T2G, teatro alle porte di Parigi che lavora sulla creazione contemporanea,  è capace di innescare sulla scena reazioni infinite dalle conseguenze inaspettate, creando momenti teatrali di rara intensità. Lo spettacolo è “in forma di equazione priva di incognite”: in una sala prove, Laura e Anna (attrici), Luca (scrittore) e Giovanni (regista), assistono all’implosione della loro unione artistica. Una macchina implacabile, un gioco dinamico che coinvolge il corpo e sfida il silenzio fra rimbalzi, confidenze, ipotesi, supposizioni, aggressioni, verità e finzioni. E quando finalmente tutto tace, quando l’interprete ha esaurito le ragioni della sua volubilità, crolla sconfitto. È solo in quel momento che l’artista entra in scena.

Spiega l’autore-regista-coreografo: “La struttura, dietro al suo apparente ribollire, è molto semplice. Si assiste a un breve momento di una prova nel corso della quale Anna coglie nello sguardo di Luca che tra lui e Laura sta accadendo qualcosa. A partire da qui ho cercato di mostrare come, all’interno di uno sguardo, potessi costruire un mondo, un mondo che poi ho voluto far implodere. La realtà viene osservata su piani diversi. Ho spesso l’impressione che ciò che chiamiamo verità non risieda necessariamente in ciò che chiamiamo realtà ma molto più di frequente nelle finzioni. Ho visto più verità in alcuni momenti di teatro, danza e letteratura che nella vita stessa. Ho cercato di mostrare questo passaggio costante che caratterizza il mestiere dell’artista tra ciò che attingiamo dalla vita, la sua trasformazione in materia immaginaria e questo flusso continuo che è l’oggetto del nostro parlare. Per me la vita e la finzione sono sempre legate l’una all’altra. Non si interrompono mai. Questo flusso ininterrotto è uno dei possibili argomenti dello spettacolo”.

di Michele Minnicino 20314 articoli
Condirettore, giornalista professionista, specializzato in Opinione Pubblica e Comunicazione di Massa, ha collezionato esperienze lavorative nei diversi settori dell’informazione, carta stampata, televisione, uffici stampa di associazioni di Consumatori e Consorzi Pubblici, insegnamento del giornalismo agli studenti degli istituti superiori.

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